Vi è dunque tra i testi sacri "un rapporto di conferma e di continuità" caratterizzato, secondo la prospettiva musulmana, dal fatto che il Corano rappresenta "il riferimento interpretativo ultimo". "Esso spiega il teologo musulmano – custodisce i valori biblici, nel senso che il musulmano interpreta la Bibbia alla luce del Corano, come il cristiano lo fa per l’Antico Testamento alla luce del Nuovo, oppure gli Ebrei ortodossi leggono la Bibbia secondo il Talmud". Secondo il teologo, questa "gerarchia interpretativa", se da una parte "potrebbe essere il segno della particolarità d’ogni religione, la sua identità", dall’altra "dovrebbe rimanere dinamica e dialogante e non isolata o fondamentalista". "Storicamente, purtroppo aggiunge Mokrani -, la considerazione della Bibbia da parte islamica, come un testo sacro da leggere ed interpretare, è stata trascurata. La tendenza teologica dominante era quella della separazione e dell’indipendenza per non dire dell’esclusivismo". Ma "per ri-considerare la Bibbia" i musulmani devono "innanzitutto riscoprire il Corano e l’importanza della Bibbia nel Corano. Si tratta osserva Mokrani – di riscoprire, soprattutto, lo spirito del Corano, cioè il suo principio fondante, che altro non è che uno spirito di Misericordia e di Unità, e non di separazione e di dominio esclusivo".