PUGLIA

Traguardo culturale

Verso norme per la prevenzione e il contrasto della violenza contro le donne

È iniziato il 24 marzo l’iter in commissione consiliare del disegno di legge “Norme per la prevenzione e il contrasto della violenza di genere, il sostegno alle vittime, la promozione della libertà e dell’autodeterminazione delle donne”, approvato il 4 marzo dalla Giunta regionale pugliese. Il ddl considera la violenza contro le donne una violazione dei diritti umani e contempla, tra gli altri, interventi di prevenzione, formazione, assistenza economica e alloggiativa, accesso facilitato negli ospedali e nelle Asl, stanziando per il 2014 un importo di 900 mila euro. Al 31 gennaio 2014 erano operativi in Puglia 18 centri antiviolenza e 9 case rifugio (7 per vittime di violenza e 2 per quelle di tratta). Fenomeno trasversale. “La proposta è in termini generali buona, congruente rispetto alla situazione in Puglia”, esordisce Antonella Debenedictis, responsabile del centro antiviolenza della provincia Bat (Barletta-Andria-Trani). Il testo è frutto di “un processo partecipato” perché “i Cav (centri antiviolenza, ndr) hanno lavorato con la Regione per arrivare al testo”, che è “una meta culturale, perché finché non si fa un’azione culturale che rende possibile la lettura del fenomeno non si va da nessuna parte”. “Mi piace molto che le azioni di prevenzione, contrasto e sostegno siano riconosciute come livelli essenziali di assistenza, è la base di una rivoluzione”, prosegue. Importante è il riferimento alla rete dei servizi territoriali, che “rende possibile dappertutto l’accoglienza della donna”. Il testo “riconosce l’azione dei Cav, ma anche l’opportunità di accedere ad alloggi con appositi fondi, perché spesso la donna in emergenza non sa dove andare, soprattutto se è sola e senza bambini”. La costituzione di parte civile della Regione “è una forte azione culturale”, continua. Tra le criticità del disegno di legge, la “eccessiva enfatizzazione dei Cav come servizi gestiti da donne per le donne”. “C’è grande fatica a riconoscere che nella propria comunità ci possa essere violenza”, chiarisce. In realtà, “dove ci sono i servizi aumenta la domanda”, tanto che “da quando c’è il Cav provinciale della Bat in soli tre mesi abbiamo avuto sessanta casi”. Quello della violenza è in Puglia, “è un fenomeno assolutamente trasversale per età e condizione sociale” e “spesso ci sono casi di violenza basata sul ricatto economico”. In larga parte “si tratta di violenza domestica”, lo stalking “riguarda in particolare ragazze giovani”. Cominciare dall’educazione. “Un giudizio positivo” è quello espresso da Maria Simini Caferra, responsabile del Centro italiano femminile (Cif) di Bari. “Lo spirito della legge – sostiene – è fornito dalla Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, tanto che il ddl si richiama ad essa”. “È interessante l’aspetto della formazione delle figure professionali” così come “è positiva la previsione della sottoscrizione di protocolli con gli operatori della comunicazione, perché il problema è culturale e non si elimina col solo inasprimento delle pene”. “Piace – prosegue – la possibilità che la Regione possa costituirsi parte civile, anche se, a rigore, è sempre il giudice che valuta”. È giudicato “positivamente” il fatto che il ddl “favorisca progetti specifici di trattamento per gli autori del reato, affinché non siano lasciati nel disagio esistenziale, perché chi usa violenza è prima di tutto vittima di se stesso”. Simini Caferra coglie una debolezza nel testo: mentre la legge nazionale prevede che l’autore del fatto possa essere messo in contatto con i consultori familiari, “quella regionale non lo prevede”. Invece, “i consultori potrebbero andare incontro alle criticità della famiglia” e occuparsi della violenza domestica, funzionando come “una struttura di prevenzione” e lasciando ai Cav il compito di “accogliere le donne”. Il problema della violenza è culturale, perciò andrebbe affrontato “iniziando dall’educazione a scuola e in famiglia”. a cura di Antonio Rubino(29 marzo 2014)