Per Campoleoni "non si può sostenere oggi che gli insegnanti di religione siano assunti ‘per fede’, pur essendo necessaria l’idoneità vescovile che certifica la loro appartenenza ecclesiale e la capacità di svolgere il compito loro affidato". Questa idoneità, chiarisce, "si accompagna, nella logica neoconcordataria, ad una professionalità che definisce le competenze e che pure è richiesta in termini di titoli di studio certificati, sottolineando l’autenticità del servizio pienamente scolastico svolto dall’insegnante di religione cattolica nell’ambito della collaborazione tra Stato e Chiesa per la promozione dell’uomo e il bene del Paese, come recita il Nuovo Concordato all’articolo 1". Per Campoleoni è dunque infondato parlare di logica di privilegio: "la stessa recente definizione dello stato giuridico e del ruolo per gli insegnanti di religione" è avvenuta "a sostegno della dignità di una disciplina che fa parte del curricolo". "L’accanimento astioso che alcuni continuano a riversare su insegnamento e insegnanti di religione conclude l’esperto -,lungi dal confermare un loro qualche indebito "vantaggio", finisce per farne oggetto, questa volta sì, di una indebita discriminazione".