SARDEGNA

Un laboratorio nazionale

Territorio e immigrati: per la partecipazione degli stranieri alla vita amministrativa e politica

Fenomeno circoscritto. “Poiché la Sardegna ha conosciuto il dramma dell’emigrazione, davanti al processo internazionale che ha portato i nostri emigrati ad avere pari dignità nel voto, riteniamo che dobbiamo essere rapidi nel concedere la rappresentanza e l’elettorato attivo e passivo, per quanto riguarda le elezioni amministrative anche agli immigrati che risiedono in Sardegna”.È questo il parere di Pino Dessì (Progetto emigrati Acli Sardegna, nonché membro della Consulta regionale emigrazione immigrazione), secondo il quale “il fenomeno immigratorio in Sardegna è abbastanza circoscritto, quindi non c’è molta sensibilità da parte delle amministrazioni locali e delle forze sociali”.”Penso che ciò dipenda – aggiunge – anche per il tipo di comunità di immigrati che vivono nell’Isola, soprattutto senegalesi e marocchini che difficilmente, se non con un grado di cultura elevato, partecipano alla vita sociale delle comunità ospitanti: pensano al loro lavoro e cercano di rientrare quanto prima nei loro Paesi”. Più coinvolgimento. Per don Marco Lai, responsabile Caritas/Migrantes della diocesi di Cagliari “attraverso i Centri d’ascolto Caritas, in Sardegna cerchiamo di investire soprattutto sul coinvolgimento della comunità sarda (attraverso l’assessorato regionale al lavoro) all’incontro con le associazioni delle comunità nazionali. E’ un modo riconosciuto di aggregazione degli stranieri qui da noi. In Sardegna non si è andati oltre, non in quanto comunità nazionali in Paese straniero, ma in quanto soggetti di diritto nello Stato in cui vivono e lavorano”.”La Sardegna, regione a scarsa densità abitativa, con città e paesi a misura d’uomo, deve diventare – prosegue don Lai – laboratorio nazionale per la partecipazione del soggetto straniero alla vita amministrativa e politica. Ci vuole una volontà politica, che prenda le basi dalla storia sarda, di popoli che si sono sempre fermati, trovando un clima culturale ideale, che favorisca questa sorta di laboratorio di diritto: la Sardegna deve sfruttare la sua posizione di isola al centro del Mediterraneo, diventare ponte di collegamento tra Europa, Nord Africa, vicino Oriente”. Terra accogliente. Questi temi sono cari a Radhouan Ben Amara dell’Università di Cagliari, cittadino italiano di nazionalità tunisina, consigliere comunale di Cagliari: “I Sardi sono grandi emigranti e sono perciò accoglienti e ospitali. Ma non c’è una politica regionale che canalizzi i flussi migratori verso l’agricoltura, la pastorizia, per ritornare a quel granaio del Mediterraneo che era nei secoli scorsi.Bisogna domandarsi perché non c’è la volontà politica di creare vie di rappresentanza delle comunità straniere in Sardegna. Le Istituzioni tendono a scegliere mediatori culturali: ciò non crea integrazione. Se c’è il rispetto delle leggi, se si pagano le tasse locali, se si è residenti in Sardegna da tanti anni ci deve essere una partecipazione alla amministrazione della società. La Sardegna deve riscoprire la sua multiculturalità, deve esprimerla anche nelle sue Istituzioni, che debbono scegliere di aprirsi all’immigrato, per una vocazione storica sarda”.Al contrario, nel recente disegno di legge regionale di revisione statutaria c’è un solo punto nel quale “si riconosce, allo stesso tempo, il valore umano, sociale e culturale dell’immigrazione e favorisce il pieno inserimento nella Comunità regionale delle persone immigrati”, a fronte di un intero preambolo nel quale si ricordano i valori e i principi della società sarda.————————————————————————————–SchedaIn riferimento al fenomeno dell’immigrazione in Sardegna, negli “Atti del Concilio plenario sardo, 2000/2001” al paragrafo164 si parla del ruolo dei cristiani come pungolo per le istituzioni verso gli immigrati, “perché forniscano strutture, mezzi e norme giuridiche certe e d adeguate, secondo le esigenze dell’ordine, della sicurezza pubblica e del bene comune, avendo presente che oggi esso ha sempre una dimensione mondiale”.Se oggi in Sardegna solo tre comuni hanno consiglieri comunali di origine straniera, ma cittadini italiani, è perché il problema del voto agli immigrati non è un ritenuto importante dai 377 Comuni, le 8 Provincie, le numerose Comunità montane.La Sardegna è la regione che con la Basilicata presenta la più bassa incidenza della popolazione straniera residente (1,1%). Cagliari è la provincia dal flusso  maggiore, ma  quella di Sassari ha maggior incidenza. Oristano ha la più bassa percentuale nazionale (0,6%). Segue a breve distanza Nuoro ( 0,7%). Dopo Potenza, Cagliari con il suo 0,9% è la seconda città capoluogo di regione ad avere la più bassa incidenza di flusso migratorio.Questi dati provengono dalle Questure della Sardegna e differiscono per circa tremila unità complessive in più dai dati Istat/Stima Dossier, riportati nel dossier statistico sull’immigrazione di Caritas/Migrantes 2005.Una ipotesi al riguardo è legata alle presenze in Sardegna di militari (con le famiglie) della Nato, che vivono nei comuni limitrofi alla base di Decimomannu (Ca). Non sono peraltro conteggiati i militari della U.S. Navy, della base navale dell’isola de La Maddalena (Ss) che gode dell’extraterritorialità. Esiste la “Consulta regionale per l’emigrazione e l’immigrazione” con una maggior attenzione data all’emigrato sardo.(20 gennaio 2006)