"Questo non significa ha puntualizzato tuttavia Betori che questa volontà diventa volontà decisionale, ma una volontà con cui si confronta il medico per valutare quale sia la migliore cura, senza derive né in senso eutanasico, né nella direzione dell’accanimento terapeutico". In una legge sul fine vita, insomma, servono "dichiarazioni inequivocabili e certe, ma non nel senso di una volontà che decide circa la propria vita, bensì di una volontà di cui il medico deve tener conto circa la valutazione della cura". Da tutto ciò, inoltre, "vanno esclude l’idratazione e l’alimentazione, che non sono attività curative, ma si sostegno vitale della persona stessa". In sintesi, l’indicazione della Cei in merito ad una legge sul fine vita è di "non dare spazio all’autodeterminazione: dire che siamo aperti al confronto ha detto Betori non significa che cediamo sui nostri principi". (segue)