(Dall’inviato SIR a Budapest) "Il linguaggio é certamente un elemento essenziale anche della comunicazione mediatica e nella Chiesa occorre averne grande cura. Tuttavia è il contenuto che deve ancor più preoccupare e impegnare. Non ci si deve perdere però d’animo nella babele dei linguaggi e occorre essere presenti con l’intelligenza e l’amore dell’apostolo Paolo che si rivolgeva a tutti gli uomini indistintamente. La comunicazione, sul suo esempio, é oggi l’altro nome della missione cioè dell’impegno ad annunciare il Vangelo fino ai confini della terra anche con le nuove tecnologie". Il card. Peter Erdő, presidente del Consiglio delle Conferenze episcopali europee (Ccee) ha così risposto alla domanda di un giornalista nel corso della conferenza stampa tenutasi questa mattina a Budapest per presentare l’assemblea plenaria dello stesso Ccee che si terrà in Ungheria fino al 3 ottobre. "Occorre ha aggiunto il cardinale riportare il pensiero nel meccanismo comunicativo perché troppo spesso la razionalità viene posta ai margini lasciando prevalere l’emotività. In questo contesto è da recuperare il testo scritto come spazio per il pensiero e l’anno della Bibbia rappresenta un’occasione straordinaria in questa prospettiva e per ritrovare, tra mille messaggi, il significato autentico di quello della Chiesa". (segue)