"Descrivere semplicemente l’emigrazione è tutt’altro che un compito banale, perché questa realtà sfugge per lo più al gran pubblico, non solo per quanto riguarda il passato ma anche relativamente al presente e al futuro": Lo ha detto questa mattina mons. Piergiorgio Saviola, direttore generale della Fondazione Migrantes portando il sua saluto alla presentazione del Rapporto Italiani nel Mondo. Per mons. Saviola tra gli stessi addetti ai lavori si "riscontrano incertezze quando si tratta di inquadrare cosa significhi il concetto di ‘italianità’ nel mondo e il fatto di essere italiani (tanto più se nati all’estero) in altri paesi". Il sacerdote ha spiegato cosa induce un organo pastorale come la Migrantes ad occuparsi del fenomeno migratorio: "vi sono alla base profonde considerazioni spirituali, secondo le quali per un credente l’emigrazione è come un paradigma dell’esistenza umana, che inizia in un contesto ben conosciuto (quello terreno) e sfocia in una realtà trascendente (la dimora celeste di Dio). Non tutti mostrano di condividere questa fede e bisogna rispettare le loro coscienze. Ma la disponibilità e la solidarietà, che di per sé un credente dovrebbe avere si legge nell’introduzione al volume – nei confronti di uno straniero che si sposta, è un atteggiamento che possono condividere tutte le persone di buona volontà".