SARDEGNA

Per un turismo di qualità

Fa discutere la cosiddetta “legge sul lusso”

La legge regionale 4/2006 recante “Disposizioni varie in materia di entrate, riqualificazione della spesa, politiche sociali e di sviluppo”, pubblicata sul Bollettino ufficiale della Regione Sardegna del 13 maggio 2006, è stata recentemente impugnata dal Governo Prodi per problemi di incostituzionalità e, quindi, rinviata alla giunta e al consiglio regionale sardo per una sua rilettura e revisione. La legge, ormai conosciuta come “la legge sul lusso”, è stata da subito osteggiata e sottoposta a continui attacchi nel suo iter formativo. Da parte statale e da diversi settori della maggioranza governativa sono stati evidenziati alcuni aspetti di contraddizione con il principio di uguaglianza e generalità delle imposte, con la violazione del principio della non discriminazione tra sardi e non, che verrebbe in tal modo stravolto dal carattere della legge. Il governatore Renato Soru ha, viceversa, parlato di un provvedimento non patrimoniale, ma finalizzato a reperire risorse per la salvaguardia del bene “ambiente Sardegna”.Legge complessa. Don Pietro Borrotzu, delegato della Conferenza episcopale sarda per i problemi sociali e del lavoro, ritiene che non si debba limitare l’analisi della legge al solo riferimento sul “lusso”: “Si parla di legge sul lusso a livello di mass media, ma si tratta di disposizioni in materia di entrate: per fare ordine nella materia, la legge prevede anche l’istituzione di un’agenzia regionale che dovrebbe gestire le risorse, le entrate, regolamentare le spese secondo gli input dell’amministrazione regionale”. Per il sacerdote, si deve valutare “la possibilità della Regione di ricorrere a un’autonomia impositiva”.Insomma, “non si può decidere di raggiungere un risultato positivo stravolgendo la legge. La Regione dovrebbe svolgere un ruolo di contrattazione con il Governo sulla base del rispetto delle norme”. Secondo don Borrotzu, l’aspetto della promozione e difesa del creato è parte integrante dell’impianto della legge: “In una lettera inviata al governatore Soru dopo l’elezione, parlavo appunto della salvaguardia del creato come uno degli impegni fondamentali della sua maggioranza. Lui ha colto il problema ma forse si dovrebbe individuare bene il metodo, garantendo delle entrate che non causino risvolti negativi, facendo cogliere realmente la legge come contributo per la salvaguardia dell’ambiente, anche al turista che viene in Sardegna solo per dieci giorni”. Più offerta e più lavoro. Per Ignazio Boi, direttore del Centro Enaip (Ente nazionale Acli istruzione professionale) di Cagliari, l’impatto concettuale della legge è positivo: “Ovunque, a fruizione di beni corrisponde un corrispettivo economico. Se per tassa sul lusso si intende una soluzione economica con una ricaduta compatibile anche con la promozione dei servizi e con lo sviluppo locale ben venga. Penso la legge possa consentire di realizzare piani di promozione locale, che favoriscano l’individuazione di servizi innovativi al turista per cui valga davvero la pena di non considerarla più una tassa sul lusso ma una giusta corresponsione a servizi che sono offerti”.La Sardegna “è un bene naturale spendibile e fruibile e una proposta commerciale può essere tranquillamente accompagnata da servizi che per loro natura hanno un costo”. Ma, per Boi, “questo è l’aspetto debole della normativa: si tratta di capire se davvero a maggiori entrate corrisponderanno servizi più efficienti, innovativi e originali rispetto ad altri luoghi: il biglietto d’ingresso si deve tradurre in una migliore offerta e in un aumento dei posti di lavoro”.Percorsi alternativi. “Dalla legge si coglie l’impressione – dice Guido Selis, responsabile per la diocesi di Tempio-Ampurias (sotto la quale ricade anche la Costa Smeralda) della pastorale per la pace e la salvaguardia del creato e per i problemi sociali e del lavoro – di alleggerire le coste, portando risorse e interventi di sviluppo verso l’interno. Anche per altri aspetti la visione che sottende a questa legge è condivisibile, proprio perché finalizzata a una giustizia diversa nella distribuzione delle tasse, con interventi che agiscano là dove c’è un consumo dell’ambiente: una gestione più accurata delle risorse naturalistiche, per salvaguardare quelle costiere, che risentono maggiormente dell’intervento dell’uomo, preservandole e tutelandole; un miglioramento nell’erogazione di servizi, nei quali, bisogna riconoscerlo, la Sardegna è piuttosto carente”.Per Selis, “si debbono usare le risorse per far nascere l’idea concreta di un turismo ambientale, radicato nel territorio, che interagisca con il territorio e con le sue offerte locali. In tal senso, si potrebbero realizzare percorsi regionali ambientali con il recupero di vecchie ferrovie e delle loro stazioncine e cantoniere, di costruzioni agricole, che possano far nascere esperienze di turismo alternativo di qualità, abbinato a servizi più efficienti e invitanti”.a cura di Massimo Lavena(26 luglio 2006)