SARDEGNA

Un immenso patrimonio

Una legge per valorizzare i luoghi della cultura

Il 20 settembre è stata approvata in Sardegna la legge regionale n. 14 “Norme in materia di beni culturali, istituti e luoghi della cultura”. La Conferenza episcopale sarda ha apprezzato il risultato di alcuni anni di lavoro, al quale rappresentanti della Chiesa hanno attivamente collaborato.Tra le finalità, “la Regione autonoma della Sardegna persegue la tutela, la valorizzazione e la fruizione del patrimonio culturale materiale e immateriale della Sardegna quale fattore di crescita civile, sociale, economica e significativa componente della civiltà e dell’identità del popolo sardo, nonché della sua specialità nel contesto delle culture regionali del Mediterraneo ed europee”: questa connotazione culturale è molto accentuata, laddove si prevede la realizzazione di un sistema museale strettamente legato al territorio. Di qui un ruolo degli enti locali nella gestione e nel rapporto con i gestori pubblici, privati e religiosi che ponga attenzione ai beni, alle biblioteche e agli archivi, anche ecclesiastici.Recupero dell’identità. Don Francesco Tamponi, segretario della Consulta regionale per i beni culturali e responsabile dell’Ufficio per i beni culturali della diocesi di Tempio-Ampurias, sottolinea che “i beni culturali ecclesiastici sono ben l’86% dei beni isolani. La nuova legge regionale identifica tra i soggetti anche i privati e riconosce alla Chiesa una specifica funzione all’interno della commissione per i musei (che sono pubblici e privati, ma anche ecclesiastici). La legge è positiva, prevedendo, tra l’altro, una programmazione ordinata che speriamo possa raggiungere anche gli angoli più sperduti dei piccoli paesini”.La legge interviene in merito agli archivi e parla di forme di intesa e cooperazione tra enti locali e soggetti pubblici, privati ed ecclesiastici. Secondo don Tamponi, “c’è un immenso patrimonio da scandagliare, distribuito in tutta la Sardegna. Ma incuria e abbandono caratterizzano per lo più questi archivi, non fruibili persino per gli studiosi. Quelli in funzione, in sordina e senza grandi aiuti pubblici vanno avanti: noi, da 7 anni, abbiamo un programma di trasferimento di tutti i dati in digitale. Ad Iglesias hanno quasi terminato un lavoro di informatizzazione completa degli archivi e dei beni culturali diocesani. La storia vera della Sardegna è nascosta nei documenti degli archivi diocesani”.La legge darà modo anche di valorizzare il ruolo delle chiese campestri, dei santuari distribuiti in tutto il territorio isolano: “Nella sola diocesi di Tempio-Ampurias durante l’estate si celebrano oltre 300 sagre di natura religiosa – dice don Tamponi – veri centri della vita sociale di piccoli borghi. Bisogna rivitalizzare l’incontro di fede, lo scambio culturale, la testimonianza ed il passaggio delle competenze ai giovani, le proprie radici. Il futuro della Sardegna passa attraverso il ricupero della nostra identità”. Una rete museale. L’architetto Patrizia Laconi, esperta regionale delle cattedrali romanico pisane e gotico aragonesi, trova utile che la legge regolamenti il percorso di fruibilità dei beni culturali e intervenga anche nella gestione dei beni ecclesiastici: “In questo campo il problema è ancora molto vasto. C’è bisogno di pubblicità, catalogazione, apertura e inserimento nei circuiti turistici. Non si possono dare tutte le responsabilità ai parroci che custodiscono le chiavi di una chiesa, di una basilica romanica, che hanno dei grossi problemi di gestione. Dobbiamo essere noi sardi a credere in ciò che abbiamo. Mi auguro che con la creazione di una rete museale regionale non ci si fermi solo alla creazione di un nuovo organismo per poi non farlo funzionare”. Settore strategico. Per Fabrizio Frongia, presidente del Consorzio Camù (Centri d’arte e musei di Cagliari), la legge è “in primo luogo una presa d’atto che il settore dei beni culturali, con la loro valorizzazione, ha un ruolo strategico per l’Isola nel suo insieme”, perché “noi operatori vogliamo avere regole chiare per un intervento organico di riordino del sistema, che ci faccia programmare il nostro futuro con maggior sicurezza”. Frongia denuncia anche un problema per i contributi pubblici: “Negli ultimi 5 anni i contributi sono diminuiti, non solo in città come Cagliari, ma a livello nazionale, ci sono stati tagli in tutto il settore”. Frongia ricorda, poi, il successo di manifestazioni come “Monumenti aperti”, che si svolge annualmente.”Un buon 60% dei monumenti che rientrano nella manifestazione sono beni ecclesiastici, chiese campestri, grandi cattedrali. Il rapporto con le istituzioni ecclesiastiche, che contribuiscono certamente a far sì che il patrimonio culturale abbia anche un valore turistico, dovuto anche al grande buon senso del singolo parroco che è disponibile ad aprire anche in orari che non sono consueti, ci offre la possibilità di avere le chiavi d’accesso a chiese, chiesette, luoghi simbolo che non potrebbero altrimenti essere visitati”.a cura di Massimo Lavena(13 ottobre 2006)