"Vediamo ora la sua morte, giunta in maniera repentina e del tutto inaspettata", come "la corsa di un uomo dal cuore di fanciullo che trova la sua pacificazione tra le braccia del padre". Nell’omelia della Messa solenne, presieduta ieri mattina nella basilica di San Marco in suffragio di Giovanni Paolo I nel 30° anniversario della morte, il patriarca di Venezia, card. Angelo Scola, ha letto in quest’ottica "il transito" del Servo di Dio, richiamando le parole da questi pronunciate nell’udienza generale del 27 settembre 1978 (poche ore prima di morire), dedicata alla carità: "Amare vuol dire andare verso l’oggetto amato con la mente, col cuore. Lo dice anche l’ Imitazione di Cristo: chi ama ‘currit, volat, laetatur’… allora, amare Dio vuol dire andare verso Dio col cuore". Rammentando poi le parole di Giovanni Paolo I nell’udienza generale del 6 settembre 1978: "Quando io dico: Signore io credo; non mi vergogno di sentirmi come un bambino davanti alla mamma; si crede alla mamma; io credo al Signore, a quello che Egli mi ha rivelato", il patriarca di Venezia ha osservato che il riferimento a Maria "si addice in modo singolare a Papa Luciani". (segue)