SARDEGNA
Una proposta di legge per le nuove famiglie
Trentacinque milioni di euro a disposizione delle famiglie sarde a partire dal 2008:sono i fondi previsti da una proposta di legge presentata in Consiglio regionale da 7 consiglieri della maggioranza. Il progetto vuole andare incontro alle famiglie, cercando di agire direttamente sui bisogni, sia per facilitare la formazione di nuovi nuclei familiari, con mutui casa agevolati, rimborsi Ici e dell’attivazione delle utenze, sia con interventi mirati ad aiutare le famiglie numerose, quelle indigenti e quelle con disabili o anziani a carico, per facilitare la scelta dei servizi di cura. Per le nuove famiglie è prevista una riserva del 20% degli alloggi dell’edilizia pubblica e sovvenzionata. Previsti anche micronidi familiari e il confronto costante con l’associazionismo.Riscoprire i valori. Compiacimento per questa proposta viene espresso da suor Rita Lai, docente di teologia dogmatica: “A me sembra che abbia una notevole rilevanza etica e politica, inquadrandosi in un progetto di promozione delle nuove famiglie con una serie di iniziative nei confronti dei problemi concreti. Anche da un punto di vista etico mi sembra che, parlare tanto di promozione delle giovani coppie non serve, se poi il discorso si ferma al piano pastorale”. Suor Rita da tanti anni svolge assistenza a coppie sposate o che vogliono sposarsi: “Spesso il matrimonio deve essere ritardato perché non si hanno i soldi per pagare gli affitti che sono troppo alti o non si hanno le risorse per accudire un figlio: il legislatore, in questo caso, mi sembra orientato a dare un risposta diretta ai problemi”. Infatti, “la filosofia della famiglia che è dietro alla proposta riesce ad unire due linguaggi, politico giuridico e pastorale, due codici spesso opposti”. Alcuni dubbi. Per il segretario generale Cisl Sardegna, Mario Medde, restano alcuni dubbi sull’attuazione: “In primo luogo questa è una proposta di legge, e bisogna notare che non c’è un disegno di legge sulla famiglia da parte della Giunta: è una constatazione di non poco conto nel valutare l’attenzione della politica sarda nei confronti della famiglia. In secondo luogo rappresenta un’iniziativa importante di singoli consiglieri: che poi possa diventare una legge approvata da una maggioranza, questa è un’altra faccenda che io non sono assolutamente sicuro si realizzi”. Per Medde, “questo è un progetto il cui impianto generale è condivisibile, mi lascia solo perplesso il passaggio che prevede l’istituzione della mamma di giorno , cioè di una figura alla quale verrebbero affidati i bambini da 1 a 5 anni, e poi ricompensata con un contributo del Comune e degli utenti. Non condivido la terminologia e la figura: la madre è la madre di giorno e di notte, io sono per il sostegno complessivo della famiglia e per il recupero della figura materna ad un ruolo che non sia deposito dei bambini per la giornata”.Semplicità delle richieste. “Spesso si parla della famiglia cercando di individuare i problemi, però le giovani coppie devono poter sentire che la società crede in loro, nella loro spinta alla speranza, chiedono la possibilità di sposarsi, di pagarsi un mutuo per la casa, di avere dei figli. Niente al di fuori dell’ordinarietà”. È quanto sottolinea Paola Barbarossa, della Consulta nazionale di pastorale familiare. Per Barbarossa, bisogna riportare il senso della famiglia nei giovani: “I ragazzi hanno bisogno di potersi realizzare, e se è vero che molti non si vogliono sposare, molti non si sposano perché non hanno garanzie. Fare questa proposta ha voluto dire credere nella famiglia come risorsa per la società sarda, come un bene che si deve promuovere. Se si agisce in questo senso i giovani possono ritrovare fiducia in loro stessi. Avere asili nido, un mutuo casa agevolato, una prospettiva seria offre quella serenità per cui la famiglia può ritrovare l’energia per migliorare la società”.Richiamo alla Costituzione. Nel progetto, dice Stefano Pilia, della pastorale familiare di Oristano, “c’è un accento alla responsabilità dei singoli di fronte ad un’istituzione che ha un’importanza sociale rilevante. È positivo il fatto che ci si rifaccia direttamente alla Costituzione e al riconoscimento che la famiglia ha nella Carta. Le persone sono scoraggiate di fronte all’impegno, rispetto ai figli, e questo si risolve quasi in una sorta di chiusura. La situazione sarda non si differenzia molto dalla realtà nazionale: quello che evidenziamo, come operatori pastorali e formatori, è la distanza tra sfera ideale e la sfera reale, soprattutto perché nella sfera reale si delega al sentimento quello che di fatto va costruito con la volontà, giorno per giorno”. a cura di Massimo Lavena(03 ottobre 2007)