Già sul finire del XXI secolo, "il progresso scientifico alimentava speranze e al tempo stesso paure e angosce", nell’"esaltazione di un’illimitata volontà di potenza dell’uomo dai tratti luciferini", nelle "forme fanatiche di scienza che ha prodotto il positivismo", sfociando "in quella vera e propria fede religiosa che è lo scientismo". Lo ha detto lo storico Vincenzo Ferrone, intervenuto al convegno su "L’importanza della scienza oggi. Fede e ragione sul banco di prova", in corso fino a domani alla Pontificia Università Gregoriana. Il "significato e il valore autentico" della scienza ha detto Ferrone è la "rivendicazione del diritto all’esistenza di una forma di conoscenza" capace di "servire l’umanità emancipandola dal dominio della teologia quale vincolo e guida di ogni forma di pensiero, nel potere autoritario e inappellabile del clero". La "centralità dell’uomo", quale "termine unico da cui occorre partire e al quale far capo", nel riconoscimento di "domini autonomi di ricerca e di conoscenza" per la scienza e per la teologia ha concluso lo storico rimane "la scelta migliore". "Bisogna accettare che la realtà si presenta in frammenti, a ciascuno il proprio", ha detto lo storico.