SARDEGNA
Aiuti alle vittime di infortuni sul lavoro
Otto morti sul lavoro nei primi quattro mesi del 2008, di cui tre nel solo mese di aprile hanno portato il mondo del lavoro e i sindacati ad indire una manifestazione silenziosa che lo scorso 17 aprile ha attraversato le strade di Cagliari. “Lavorare per vivere e non per morire” lo slogan della manifestazione. A livello regionale sono due le proposte di legge sull’argomento: la 316 del 16 aprile 2008 (“Norme urgenti a favore delle famiglie delle vittime di incidenti mortali del lavoro e per la prevenzione degli infortuni sul lavoro”) e la 321 del 29 aprile 2008 (“Interventi urgenti a favore dei familiari delle vittime degli incidenti sul lavoro in Sardegna”).Entrambe le proposte hanno evidenziato la necessità di stanziare fondi per aiutare le famiglie delle vittime di incidenti sul lavoro, con apertura solidaristica anche ai lavoratori sardi emigrati e ai lavoratori comunitari ed extra-comunitari in servizio presso aziende sarde operanti nell’isola (proposta di legge 321); viene previsto un rafforzamento dei controlli, sino ad ora poco e male effettuati; viene proposta l’attuazione di un coordinamento gestito da una authority presieduta dall’assessore regionale dell’igiene e sanità e dell’assistenza sociale nel quale siano presenti tutti i soggetti istituzionali aventi competenze in materia di prevenzione degli infortuni e di controllo e vigilanza degli ambienti di lavoro e della salute dei lavoratori (proposta di legge 316).Non si può giocare al ribasso. “Le due proposte sono certamente un segnale positivo di attenzione da parte della politica dice don Pietro Borrotzu, delegato regionale per la pastorale sociale e del lavoro perché noi siamo in una guerra che stiamo perdendo annualmente, con un numero altissimo di infortuni”. Il problema, però, è che tutto ciò non tocca il campo della prevenzione perché “queste leggi riguardano gli effetti degli infortuni”. A giudizio del sacerdote, “ci sono ancora troppe aziende in condizioni problematiche, dove il personale lavora in condizioni di estrema insicurezza. Andrebbe chiuso qualche occhio in meno nei controlli”. In questo senso bisogna agire sulla prevenzione: “Purtroppo aggiunge don Borrotzu a noi consta che alcuni lavoratori vengano invitati a non denunciare, perché questo creerebbe un aumento dei controlli… Non c’è neanche il coraggio da parte del lavoratore che pur di conservare il lavoro accetta di operare non in sicurezza. È una vicenda con contorni ambigui”.La situazione chiama tutti all’appello, anche le istituzioni ecclesiali: “Noi abbiamo partecipato alla manifestazione silenziosa recente conferma il delegato regionale e anche nella nostra Consulta agiremo per mettere il problema a fuoco sia attraverso un incontro regionale unitario di riflessione, sia con un convegno a tappe in tre luoghi industriali (Portovesme, Porto Torres e Ottana). Si deve insistere molto sulla prevenzione, sul mettere in sicurezza impianti che non sono a norma, senza connivenze, senza nascondere la realtà: non possiamo permettere che si giochi al ribasso con la vita, non si può barattare la possibilità del lavoro con una minor sicurezza. Perché allora tanto vale rimanere disoccupati. La linea da perseguire è questa: il legislatore ha determinato, nella legge sugli appalti, che gli oneri per la sicurezza non possono essere soggetti al ribasso; allora dietro c’è una filosofia buona, collegata alla vita”. Attuare e rispettare le leggi. Ex minatore, membro della pastorale del lavoro della diocesi di Ales-Terralba, Sergio Concas conferma che “siamo contenti per queste proposte di legge perché sono iniziative che vengono incontro alle necessità delle famiglie che hanno avuto vittime sul lavoro e si trovano in difficoltà: ma il problema è che non ci possono più essere situazioni del genere. Bisogna promuovere e fare quelle azioni necessarie per evitare gli infortuni”. Insomma “non bisogna solo agire come risposta a un fenomeno avvenuto, subendo passivamente la precarietà delle condizioni di sicurezza. Sul problema della sicurezza bisogna mettersi in testa che l’impegno deve essere collettivo: nella mia esperienza alla miniera di Montevecchio ho imparato che il lavoratore deve essere responsabilizzato a non compiere errori, i datori di lavoro devono fare in modo che i lavoratori lavorino per vivere e non per morire”.Spesso il problema non nasce dalla carenza legislativa: “Bisogna attuare le leggi che ci sono prosegue Concas, che è coordinatore Cisl per la provincia del Medio-Campidano bisogna rispettarle, farle conoscere. Tutti gli strumenti che possono mettersi in piedi devono essere utilizzati proprio con lo scopo di far operare i lavoratori in sicurezza, dando loro tutti gli elementi per essere sereni. Bisogna dare una svolta culturale al problema. Più che scervellarsi a definire nuove leggi, intanto sarebbe bene applicare quelle che ci sono, a partire dall’imprenditore, coinvolgendo i sindacati e gli stessi lavoratori. Altrimenti siamo alle solite”.a cura di Massimo Lavena(27 maggio 2008)