"Per questo motivo – ha aggiunto Dreazzadore – il compito delle Acli per i prossimi anni non potrà non essere quello di rappresentare i ceti popolari e quella parte del mondo del lavoro che oggi fatica a stare al passo con i cambiamenti, e per questo è meno protetto e resta ai margini della società e della stessa democrazia". Non è un caso – sottolineano le Acli – se il tasso più alto di "antipolitica" (22%, secondo l’ultima ricerca Iref, l’Istituto di ricerca delle Acli) cioè di passività, lontananza e rifiuto della politica e della partecipazione democratica, si registra proprio nei ceti popolari a basso reddito. "Senza fornire adeguate tutele e rappresentanze a questo pezzo del mondo del lavoro e a questi ceti popolari – ha concluso Dreazzadore – si rischia di creare profonde e insanabili fratture nel tessuto sociale e democratico del nostro Paese".