SARDEGNA
Per persone con provvedimenti penali in corso
La Giunta regionale sarda ha da alcuni anni avviato una serie di programmi per rendere fattibili percorsi differenti alla detenzione. Con la delibera 32/45 del 2010, su proposta dell’assessore all’igiene, sanità e assistenza sociale, sono stati stanziati 1.300.000 euro proprio per la realizzazione di attività finalizzate al reinserimento socio-lavorativo a favore di persone con provvedimenti penali in corso. Con un’attenzione particolare ai minori a rischio e agli stranieri senza contatti familiari.Acquisire competenze. “Risentiamo moltissimo della crisi economica – commenta Giuseppe Zoccheddu, direttore carcere minorile di Quartucciu (Ca) – e se le risorse sono poche per i cittadini all’esterno, figurarsi per chi si presenta alle ditte con una fedina penale non propriamente immacolata: quindi il fatto di avere dei progetti di reinserimento come l’orientamento al lavoro, la formazione, l’inserimento guidato è per noi importante”. Importante è pure “che la delibera regionale preveda risorse che danno possibilità di avviare all’interno dei laboratori di orientamento, dei piccoli corsi professionali, in modo da far acquisire ai detenuti competenze da spendere poi all’esterno”. Secondo Zoccheddu “si devono avviare progetti a seconda delle inclinazioni dei ragazzi, perciò impegneremo circa 80 mila euro in 4 progetti: giardinaggio e coltivazione erbe officinali e prato verde, attività sportiva, laboratorio artistico e uno di musica e canto”. “Con il finanziamento 2009 – prosegue il direttore – abbiamo ad esempio avviato un laboratorio di pelletteria e falegnameria, due attività che ai ragazzi piacciono sempre molto: abbiamo avuto lo stand alla fiera campionaria di Cagliari e venduto i prodotti realizzati dai ragazzi, tutti fatti a mano da loro. È stato un modo importante per far vedere alla gente comune che anche i minori all’interno di un istituto penale possono fare delle attività che rendano a livello economico e per il reinserimento”.Al centro la persona. Luciano Piras, responsabile della cooperativa sociale “Differenze” di Sassari, sottolinea l’urgenza di “reperire risorse per le retribuzioni del personale educativo e tecnico che accompagna le persone nel reinserimento sociale, considerato che per reinserimento sociale noi intendiamo quell’accompagnamento che avviene all’interno di un’attività lavorativa: accompagnamento della persona che proviene da un’esperienza di detenzione, per la quale il semplice ricorso al lavoro non è sufficiente a risolvere quei problemi esistenziali che ostacolano il reinserimento sociale”. “I finanziamenti – aggiunge – nella migliore delle ipotesi prevedono delle borse lavoro che danno un sostentamento economico a queste persone definite ‘soggetti svantaggiati’ dalla legge istitutiva delle cooperative sociali, sia come persone sia dal punto di vista lavorativo. Noi cerchiamo di agire accompagnando la persona anche in una riflessione sulla propria vita, sugli errori, per aiutarla a porsi degli obiettivi di lungo periodo”. Piras ricorda “il problema strutturale di sovrannumero dei detenuti negli istituti di pena, persone che avrebbero diritto all’affidamento ai servizi sociali per l’esecuzione alternativa della pena, ma nella maggior parte dei casi non la ottengono perché non hanno un domicilio dove andare”, ad esempio “stranieri che non hanno qui la famiglia, e quindi non possono esser ospitati”, e “italiani che non hanno famiglia o hanno troncato i legami”. Insomma, “molte persone che avrebbero diritto all’affidamento perché hanno la pena inferiore ai 3 anni non l’ottengono perché mancano del requisito domiciliare”, come pure altre “potrebbero ottenere permessi premio, ma servono strutture organizzate dove poterli accogliere”. Ma ciò che è realmente importante, secondo il responsabile, “è creare un’attenzione particolare alla persona senza pregiudizi nei confronti dei detenuti”. Tuttavia, conclude, “alcune attività su base esclusivamente volontaria sono difficili da gestire, c’è bisogno di sicurezza e continuità, di creare un ambiente di lavoro serio. Abbiamo bisogno di costituire un ambiente di lavoro anche per gli operatori educativi e tecnici che si occupano di queste persone, del loro percorso formativo, delle competenze”.a cura di Massimo Lavena(26 novembre 2010)