In questo modo, per la Cei "si è imposta una riflessione nuova da parte del Parlamento nazionale, sollecitato a varare, si spera col concorso più ampio, una legge sul fine vita che riconoscendo valore legale a dichiarazioni inequivocabili, rese in forma certa ed esplicita, dia nello stesso tempo tutte le garanzie sulla presa in carico dell’ammalato, e sul rapporto fiduciario tra lo stesso e il medico, cui è riconosciuto il compito di vagliare i singoli atti concreti e decidere in scienza e coscienza". "In questa logica", ha puntualizzato il presidente della Cei, tali dichiarazioni "non avranno la necessità di specificare alcunché sul piano dell’alimentazione e dell’idratazione, universalmente riconosciuti ormai come trattamenti di sostegno vitale, qualitativamente diversi dalle terapie sanitarie". Una "salvaguardia indispensabile", questa, "se non si vuole aprire il varco a esiti agghiaccianti anche per altri gruppi di malati non in grado di esprimere deliberatamente ciò che vogliono per se stessi". Esprimendo a nome dei vescovi "la partecipazione commossa" alla sorte di Eluana e alla "sofferenza" della famiglia, Bagnasco ha ricordato che nella "condizione" di Eluana si trovano circa altri duemila italiani, e ha auspicato "per loro e le loro famiglie, come pure per altri malati gravemente invalidati, un efficace supporto da parte delle istituzioni". ” ” ” “