SARDEGNA

Per adozioni e affidi

Proposta una Consulta e un’Agenzia per le diverse esigenze

Presso la Seconda commissione del Consiglio regionale della Sardegna (Politiche comunitarie e Diritti civili) sono in esame da qualche mese due proposte di legge, la n. 131 (Istituzione della Consulta regionale per le adozioni e gli affidi familiari e dell’agenzia pubblica regionale per le adozioni internazionali e provvedimenti a favore dell’adozione e dell’affido) e la n.133 (Istituzione della Consulta regionale per gli affidamenti etero-familiari e le adozioni e dell’agenzia regionale per le adozioni internazionali). Le proposte potrebbero essere accorpate in un testo unificato che preveda la nascita di una Consulta regionale per le adozioni e gli affidi e dell’Agenzia regionale per le adozioni internazionali.Dalla parte di chi accoglie. Il direttore del settimanale diocesano di Cagliari ("Il Portico"), Sergio Nuvoli, spiega: "L’anno scorso alcuni consiglieri regionali hanno chiesto ai rappresentanti di varie associazioni familiari d’incontrarsi per ragionare sul tema dell’adozione e dell’affido. Da quegli incontri sono nate le due proposte di legge in gran parte sovrapponibili. Però, mentre entrambe prevedono l’istituzione dell’Agenzia per le adozioni internazionali e della Consulta per le adozioni nazionali e per gli affidi, la proposta di minoranza prevede anche dei contributi di ordine economico per chi fa affido, per chi fa adozione nazionale, internazionale o decida di aprire la propria famiglia all’accoglienza. Questa è la grande differenza tra le due proposte". Per Nuvoli, che è pure delegato regionale dell’Associazione nazionale famiglie numerose per i temi dell’accoglienza familiare, se si riuscisse ad approvare la legge "la Sardegna si porrebbe a livello delle Regioni più avanzate in tema di accoglienza familiare, perché l’agenzia regionale esiste già solo in Piemonte mentre in altre Regioni come la Toscana vi sono dei provvedimenti che somigliano ai contributi previsti". La Sardegna, aggiunge il direttore del settimanale diocesano, "ha bisogno di avere un testo di legge che guardi al fenomeno dell’accoglienza familiare, senza togliere niente al grande lavoro che fanno le case famiglia e le associazioni specializzate". "Chiediamo a tutti, famiglie, Tribunali per i minori, operatori dei servizi sociali – prosegue Nuvoli –, di dare il loro contributo perché la legge sia il più completa possibile, per arrivare a costituire un ente autorizzato regionale per le adozioni internazionali che gestisca tutte le procedure previste. Bisogna che l’accoglienza familiare venga riconosciuta come fenomeno capace di cambiare la nostra società, capace di rafforzare i legami familiari e creare vincoli nei nostri quartieri e nelle città". Forti dell’esperienza sul campo. Suor Silvia Caboni è responsabile per le adozioni internazionali delle Missionarie somasche: "Da un anno ormai in Sardegna vi è un servizio, formato da Aibi, Ciai e Missionarie somasche, già finanziato dalla Regione. La Sardegna ha impiegato bene i soldi pubblici nel far risparmiare i propri cittadini sostenendo l’attività degli enti autorizzati che da anni svolgono questa attività, e con i quali si collabora. C’è stato un incontro di condivisione d’intenti, modalità e obiettivi. Aibi, Ciai e San Girolamo lavorano nel mondo per i minori. Per noi è una missione perché san Girolamo Emiliani è patrono della gioventù orfana e abbandonata". "C’era un’assenza totale – chiarisce la suora – di enti che lavorassero per tutto il percorso adottivo in Sardegna. Le coppie dovevano andare a Roma o a Milano. Il problema principale sorgeva nel momento in cui i bambini giungevano in Sardegna. Gli enti, non avendo sede nell’isola, svolgevano con difficoltà la loro funzione di accompagnamento. Ma tutti i Paesi esteri ci chiedono un controllo per uno-due anni dall’inserimento, perciò le coppie continuavano a spostarsi fuori dall’isola". L’esperienza per suor Silvia è positiva perché "abbiamo creato un’intesa riconosciuta anche dalla Commissione per le adozioni internazionali. Vediamo di buon occhio la nascita di una Consulta che monitori e coordini gli interventi in materia di tutela dei minori dall’inserimento in comunità all’affido familiare e alle adozioni nazionali e internazionali". Molta preoccupazione, invece, riguardo al "progetto dell’ente autorizzato per le adozioni internazionali a livello regionale". Vista l’esperienza del Piemonte, chiarisce la religiosa, "il nostro territorio è limitato: se ci mettiamo nella prospettiva di trovare la famiglia migliore per le esigenze di un bambino, più ampio è l’ambito territoriale, meglio è. La regione Sardegna dovrebbe attivare tutti i progetti di sviluppo nei vari Paesi, un progetto lunghissimo. Manca una cultura territoriale rispetto all’adozione internazionale,mentre in Piemonte c’era già una formazione locale, personale formato". "La Consulta – conclude – è assolutamente necessaria a 360 gradi e lo sportello informativo dovrebbe avere l’appoggio del privato soprattutto per una flessibilità oraria che vada incontro alle necessità del lavoro dei genitori, anche nel fine settimana".a cura di Massimo Lavena(15 giugno 2011)