GAY PRIDE A GENOVA: DOLDI (TEOLOGO), "NON SI OFFENDANO I PIÙ DEBOLI" (2)

Tra l’altro, evidenzia Doldi, "Genova al momento è la sede del presidente dei vescovi italiani: forse che, attraverso di Lui, si vuole colpire l’intera Chiesa italiana?". Eppure, la Chiesa "non è fatta solo di preti o vescovi o suore, ma di un popolo, capace di buon senso e che vede nel Papa e nei vescovi una presenza sicura, un magistero che non si piega alle mode". "Ora, questo popolo, questi genovesi – aggiunge il teologo – vorrebbero conoscere perché si dovranno vivere in Città giorni difficili, preparati da tensioni e da sterili contrapposizioni. Queste persone, non la Chiesa, domandano dove sono le buone ragioni per legare, fin da ora, il nome di Genova ad una manifestazione che, nelle edizioni precedenti ha offeso il buon senso e la moralità". Insomma i genovesi chiedono che nelle loro strade "non si offenda nessuno. Una manifestazione, che veicoli messaggi pornografici e blasfemi è un’offesa ai più deboli. Chi pensa, ad esempio, ai bambini?". Per Doldi, "in nome della laicità, le autorità hanno il dovere di prevenire ogni offesa in tal senso. Il diritto dei gay di manifestare a Genova dovrà essere compatibile con il diritto naturale dei genitori di educare i propri figli alla propria identità sessuale, senza ricevere per le strade manifestazioni fuorvianti sul tema dell’amore coniugale e della famiglia".