La società civile, ha spiegato il patriarca di Venezia, deve insomma "accettare un confronto dialogico paritario, riservando alle istituzioni statali che promulgano e interpretano leggi, il compito di interpretare quale sia l’opinione più vantaggiosa, la tradizione prevalente" che "il popolo sovrano, direttamente o indirettamente attraverso i suoi rappresentanti, indica essere quella a cui una determinata società civile vuole attenersi". Ciò "non implica – ha precisato – una dittatura della maggioranza che stabilisca la verità, né la negazione dei diritti fondamentali a qualsivoglia minoranza. Si tratta soltanto di non far coincidere la necessaria laicità dello Stato con una sua impossibile neutralità". "Riconoscere che una società plurale basata su procedure è, per sua natura, sovente conflittuale ha ammonito Scola – esige che le esperienze di tutte le persone e di tutti i corpi intermedi, delle loro culture, della loro ricerca e della loro proposta educativa non cessino di testimoniare reciprocamente contenuti di vita buona". Per il patriarca "il posto della legge e del diritto di Dio nella vita di oggi ha bisogno di essere mostrato sotto nuova luce".