Il rapporto presenta nove dettagliati casi di studio di altrettante situazioni in cui il commercio di armi privo di regole ha conseguenze catastrofiche per i diritti umani. Dal conflitto in corso in Darfur alla repressione militare in Myanmar e in Guinea fino all’esplosione della violenza settaria in Iraq, il rapporto mostra come e perché le attuali discrepanze e scappatoie nelle leggi nazionali consentano il verificarsi di violazioni dei diritti umani e spiega perché, senza un’efficace norma sui diritti umani, un Trattato sul commercio di armi potrebbe non essere in grado di proteggere le persone più vulnerabili. "Il dibattito su un Trattato sul commercio di armi è giunto a un crocevia. I governi possono continuare a ignorare le terribili conseguenze dei trasferimenti irresponsabili di armi oppure dare seguito ai propri obblighi inserendo nel trattato una norma inderogabile sui diritti umani che salverà davvero vite umane", ha commentato Helen Hughes, una delle ricercatrici del rapporto di Amnesty International. “Il tempo per un Trattato sul commercio di armi è adesso. Sessant’anni dopo aver adottato la Dichiarazione universale dei diritti umani, quegli stessi governi possono e devono dare al mondo un accordo efficace sui trasferimenti internazionali di armi, che abbia al centro i diritti umani", si legge nel rapporto.” ” ” “