SICILIA

Serie politiche di sostegno

Famiglia e territorio: si parla di regolamentazione delle coppie di fatto, ma si tace su una seria politica di promozione e sostegno della famiglia

Attacco alle politiche familiari. “Si fa aspro lo scontro sulla regolamentazione delle coppie di fatto, mentre passa quasi sotto silenzio la necessità di avviare una seria politica di promozione e sostegno della famiglia, cellula fondamentale della società, fondata sul matrimonio (art. 29 della Costituzione), abbandonata da anni a se stessa nonostante rappresenti ancora la forma di convivenza della stragrande maggioranza degli italiani”. Lo ha dichiarato Nicola Lo Castro, presidente del Forum delle associazioni familiari della Sicilia.”Introdurre una regolamentazione delle coppie di fatto – ha aggiunto l’esperto – significa in realtà sferrare un attacco alle politiche familiari, che dovrebbero essere, invece, priorità assoluta di qualsiasi governo e di qualsiasi alleanza. Significa, inoltre, svuotare di significato la tutela assicurata dalla Costituzione, che riconosce il patto che la famiglia stringe con la collettività, assumendosi (assieme ai diritti) doveri di rilevanza pubblica”.”Incongruo appare da parte delle coppie di fatto – prosegue Lo Castro – voler ricorrere a una regolamentazione (pacs o altro) che è stata sostanzialmente rifiutata. Ciò non vuol dire che non debbano essere prese in considerazione eventuali situazioni specifiche di difficoltà sociale (figli delle coppie di fatto, diritti degli individui nelle unioni libere) e che riguardano esigenze dei singoli soggetti, ma esse vanno risolte con accordi legati al diritto privato e non assimilabili all’istituto giuridico del matrimonio”. Un unico progetto. Per Pietro Di Marco, presidente regionale dell’Associazione italiana genitori, “il progressivo svuotamento di significato della famiglia attraverso la sua equiparazione sostanziale con altre forme di convivenza,  e la ‘normalizzazione’ dell’omosessualità, sono gli obiettivi della discussione sui pacs. L’introduzione del divorzio, la legge 194 e la promozione del referendum sulla procreazione assistita sono state tappe di un unico progetto per la costruzione di un modello di società anticristiana, materialista e relativista”.Problema laico. “Non solo un problema della Chiesa, ma della società civile, non un problema religioso, ma laico. Di etica e di politica laiche. I matrimoni a cui i pacs dovrebbero costituire l’alternativa non sono solo quelli religiosi, ma anche i civili”. È il parere di Giuseppe Savagnone, direttore dell’ufficio diocesano per la Cultura di Palermo, per il quale “la ragione per cui i diritti che derivano dal matrimonio attualmente non sono riconosciuti da coloro che, pur potendo, non vogliono sposarsi, è che queste persone non hanno l’intenzione di assumere quei doveri che sono parte essenziale dell’istituto matrimoniale. In altri termini, esse pretendono un riconoscimento pubblico della loro convivenza per ottenere diritti senza doveri”.Nel caso di quanti, pur volendo, non possono sposarsi, per le crescenti difficoltà economiche, bisogna invocare politiche familiari più efficaci che incoraggino formazioni di famiglie e garantiscano sostegno al suo mantenimento. “Una politica – aggiunge Savagnone – in linea con la Costituzione, che in Italia non si è mai fatta e che, guarda caso, non è mai stata chiesta dalle forze culturali e politiche che oggi si danno tanto da fare per i pacs”.”L’impossibilità di contrarre matrimonio può essere dovuta anche al fatto che i due partner sono dello stesso sesso. E questa sembra essere, alla fine, la sola tipologia per cui i pacs potrebbero davvero servire. Il diritto – spiega Savagnone – si occupa del matrimonio non in funzione dei desideri soggettivi, ma solo perché la società è interessata alla propria perpetuazione attraverso la generazione e l’educazione di nuovi membri. Ma la coppia omosessuale non può, per ovvi motivi, garantire la prima”.”La soluzione più logica – conclude -, nei rarissimi casi in cui sia dato rilevare il mancato riconoscimento, a coppie che non possano sposarsi, di alcuni diritti umani riconosciuti invece agli sposi (per esempio quello di assentarsi dal posto di lavoro per assistere il partner malato), è di studiare come prevederli specificamente, senza bisogno di stravolgere il regime giuridico della famiglia con l’introduzione di un suo cattivo surrogato”.————————————————————————————–SchedaBagheria è il primo Comune della Sicilia ad aver istituito con delibera di Giunta municipale, esecutiva dal 6 febbraio 2003, il registro delle unioni civili. Coppie eterosessuali e omosessuali, residenti a Bagheria e conviventi da un anno, possono chiederne l’iscrizione. Bagheria è ancora l’unico Comune in Italia ad aver istituto, già nel febbraio 1999, la figura del consulente del sindaco per la realtà omosessuale della città.Il 27 marzo 2003 s’iscrive la prima coppia omosessuale. Il 28 giugno 2003 viene presentata a Palermo una mozione avente per oggetto la “Fissazione dei criteri per l’iscrizione di un nuovo elenco delle unioni civili”, cui è seguita l’istituzione di un elenco delle unioni civili presso un apposito Ufficio comunale, individuato dalla Giunta entro 30 giorni dalla data di esecutività della deliberazione.(10 marzo 2006)