Benché "le persone che passano dall’Islam al cristianesimo siano poche", gli accompagnatori impegnati in questo delicato campo del catecumenato in Italia sentivano la necessità di un momento di incontro e riflessione per "affrontare le difficoltà" relative ai linguaggi da usare e agli interrogativi che suscita questa esperienza, e "prendere una coscienza nuova". Con questa finalità spiegata al Sir da mons. Walter Ruspi, direttore dell’Ufficio Catechistico Nazionale della Cei il servizio nazionale per il catecumenato ha promosso ieri e oggi a Roma un seminario che ha riunito per due giorni una ventina di accompagnatori per mettere a confronto gli "itinerari sperimentati con catecumeni provenienti dall’Islam". "L’immigrazione in Italia di persone che hanno culture e religioni diverse ha detto mons. Ruspi in apertura del seminario pone la Chiesa italiana di fronte ad un fenomeno inatteso e rilevante. Si tratta di un dono, una situazione che ci interpella a capire aspetti nuovi della nostra missione". Spesso gli immigrati che chiedono di fare percorsi di fede alla Chiesa cattolica, provengono da contesti di indifferenza religiosa se non addirittura di "analfabetismo religioso". (segue)