SICILIA
Garante dell’infanzia e dell’adolescenza: la situazione in Regione
Più che un Garante un difensore. E’ questa la figura a tutela dell’infanzia e dell’adolescenza che l’Assemblea regionale siciliana ha proposto d’istituire con il disegno di legge n.262, presentato l’11 luglio 2006. A lui compiti di diffusione della conoscenza e dell’affermazione dei diritti dei minori, di vigilanza sulla programmazione televisiva, rappresentando i diritti e gli interessi dell’infanzia e dell’adolescenza presso tutte le sedi istituzionali regionali. In Sicilia il difensore dovrà anche occuparsi di segnalare alle competenti amministrazioni pubbliche della Regione e degli enti territoriali fattori di rischio o di danno, talvolta intervenendo nei relativi procedimenti amministrativi. Il difensore, scelto tra persone in possesso dei requisiti richiesti per l’elezione a deputato regionale e di comprovata competenza ed esperienza professionale in campo minorile e in materie concernenti l’età evolutiva e la famiglia, agisce d’ufficio o su segnalazione o richiesta, vigila sull’assistenza prestata ai minori ricoverati in istituti educativo-assistenziali, in strutture residenziali o comunque in ambienti esterni alla famiglia. Si propone anche l’istituzione di un servizio di ascolto.Maggiore collaborazione. “Il Garante dovrebbe essere eletto tra persone che abbiano competenze del pianeta infanzia, che sappia di sviluppo psico-fisico, inserimento familiare e sociale, stato di salute o di malattia, inserimento scolastico”. Lo chiedono Maria e Onofrio Amato, direttori del Centro regionale siciliano per la Pastorale familiare. “Sarebbe opportuna una collaborazione continua con un’équipe di esperti, psicologi, pediatri, professori dice Onofrio Amato -, con i quali formare un osservatorio regionale, che sia in continuo contatto con le associazioni familiari, gli uffici regionali e diocesani di Pastorale familiare e giovanile, consultori pubblici e di ispirazione cristiana, tribunali minorili, servizi pubblici di psicologia”. Una squadra all’interno della quale, ciascuno per la sua competenza, possa conoscere la famiglia per arrivare al benessere, alla cura e alla tutela dei minori.”La collaborazione tra le famiglie e queste strutture è necessaria dice Maria Amato – in quanto indispensabile ad effettuare un censimento iniziale ed un monitoraggio continuo della situazione e delle diverse caratteristiche del territorio regionale in base alla quale proporre progetti di intervento mirati al bene dell’infanzia”. Ciò porterebbe “a superare l’assenza della famiglia nella programmazione delle leggi che riguardano la tutela dell’infanzia”. I coniugi Amato parlano anche da esperti del settore: lui medico, lei assistente sociale, tracciano le linee guida per individuare dove il Garante dovrebbe intervenire immediatamente. “I settori più a rischio e meno tutelati in Sicilia – dicono – sono quelli relativi ai diritti della disabilità, alla conoscenza delle leggi sulla prevenzione e cure delle malattie, al disagio giovanile, all’affido ed adozione, all’istruzione e all’informazione di massa”. Un intervento “globale e immediato” con il quale i rappresentanti delle famiglie cattoliche siciliane auspicano “il superamento delle tante, troppe difficoltà che oggi si aggiungono a chi intraprende l’avventura di crescere un figlio”.Eterna latitanza. Per padre Gaspare Di Vincenzo, comboniano responsabile del Centro 3P, che a Licata accoglie minori arrivati in Sicilia con le carrette del mare, senza permesso di soggiorno e spesso senza un adulto che li accompagna, garantire i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza significa garantire ai minori studio e inserimento nel mondo del lavoro. Per il sacerdote “costituire la figura del Garante per l’infanzia e l’adolescenza in Sicilia è una questione non più rinviabile”. “Troppo spesso dice padre Di Vincenzo il minore immigrato clandestino è un soggetto che sulla carta ha diritti, ma nella realtà molti meno. E’ solo grazie ad alcune realtà associative che qualcosa si muove”. “Non facilmente aggiunge – si trova qualcuno che spieghi loro quale diritto l’Italia gli concede, che gli dica che frequentare una scuola pubblica o imparare un lavoro è una cosa che gli spetta, e non solo perché sono costretti a ripagare chi gli ha permesso di arrivare nel nostro Paese. Non è facile far arrivare ai legislatori le esigenze di questi piccoli segnalare difficoltà o peggio che mai accorgersi dei loro disagi”.Un muro di silenzio per abbattere il quale padre Gaspare Di Vincenzo invoca il Garante per l’infanzia e l’adolescenza. “Il rischio aggiunge il sacerdote agrigentino – è quello di creare eterni clandestini, cittadini che rimangono stranieri, latitanti rispetto a uno Stato che non ha salvaguardato i diritti elementari spettanti ad ogni uomo, soprattutto ai piccoli”.SCHEDAPer quanto riguarda le statistiche sulla criminalità minorile si rileva che, nel 2003, il numero di minori denunciati alle Procure per minorenni è aumentato del 6,9% rispetto al 2002 ed ammonta a 4.817. Tra le imputazioni, i reati contro il patrimonio risultano essere i più frequenti e rappresentano il 40,4% del totale dei delitti. Seguono i reati contro l’economia (27,6%) e quelli contro la persona (20,6%).a cura di Maria Chiara Ippolito(10 novembre 2006)