Davanti al quesito se possa esserci un’unica anima per l’Europa in grado di coniugare pluralismo e ideali comuni, Tettamanzi ammette di non avere risposte, "né penso che alcuna persona seria e responsabile possa presumere di averle. Mi pare però che le questioni si debbano porre, mediante una riflessione seria e profondamente profetica, libera e coraggiosa". "Molta retorica ha aggiunto il cardinale – oggi ricorrente sulla costruzione dell’Europa e sui suoi fondamenti non è esente dal rischio di semplificazioni indebite. Queste semplificazioni spesso aprono la strada, da una parte, a egoismi collettivi e rivendicazioni faziose; dall’altra, a deresponsabilizzazioni e scetticismi nei confronti del processo di unificazione del continente". Ciò che è indispensabile oggi è "un processo virtuoso di ricerca di unità a livello intermedio o regionale", per fare fronte alle due "tendenze contrapposte" della "globalizzazione e del localismo". Perché "tutti si sentano chiamati in causa a costruire l’Europa", unione "pluralista che non ha un’identità univoca, ma che per la ricchezza della sua storia tiene sinfonicamente insieme una pluralità di tradizioni e identità".