"Il rifiuto della vita indebolita" e "la responsabilità verso l’altro nei momenti di massima fragilità": sono i temi che vengono affrontati da un articolo in uscita sul numero 4-2008 di "Medicina & Morale" (rivista internazionale di bioetica) sulla vicenda di Eluana Englaro. L’articolo, intitolato "Il decreto della corte di Appello di Milano sul Caso Englaro e la richiesta di una legge sulla c.d. testamento biologico", è firmato da Carlo Casini, Maria Casini, Luisa Di Pietro ed Emma Traisci. Gli autori mettono in relazione la situazione dell’ordinamento giuridico italiano attuale riguardante i temi di fine vita con la situazione dell’ordinamento giuridico prima dell’approvazione della legge sulla procreazione medicalmente assistita e della legge sull’interruzione volontaria di gravidanza. "La via da percorrere affermano gli autori non è quella di una legge che introduca un indebolimento del principio di indisponibilità della vita umana, semmai quella di una legge che tuteli la vita umana in condizioni di malattia inguaribile o di grande disabilità". Una legge, aggiungono gli autori, che "ribadisca il principio fondamentale di indisponibilità della vita umana sempre e comunque degna del massimo rispetto e sostegno" e che "incentivi ogni forma di assistenza con una grande attenzione ai bisogni del malato e delle famiglie".” ” ” “