"Del monachesimo fa parte, insieme con la cultura della parola, una cultura del lavoro, senza la quale lo sviluppo dell’Europa, il suo ethos e la sua formazione del mondo sono impensabili". Accanto alla "cultura della parola", secondo il Papa il nostro continente ha bisogno di una "cultura del lavoro", ed è lungo questo binomio che si è articolato il discorso del Papa al Collége des Bernardins. "Questo éthos ha puntualizzato il Santo Padre soffermandosi sul significato della "cultura del lavoro" – dovrebbe però includere la volontà di far sì che il lavoro e la determinazione della storia da parte dell’uomo siano un collaborare con il Creatore, prendendo da Lui la misura". "Dove questa misura viene a mancare e l’uomo eleva se stesso a creatore deiforme ha ammonito il Pontefice – la formazione del mondo può facilmente trasformarsi nella sua distruzione". Il Dio cristiano, dunque, è "ne diverso" dal dio del mondo greco-romano, che "non consoceva alcun Dio Creatore" e la cui divinità suprema "non pooteva sporcarsi le mani con la reazione della materia". Nella concezione cristiana, invece, "Dio lavora; continua a lavorare nella e sulla storia degli uomini. In Cristo Egli entra come Persona nel lavoro faticoso della storia. Dio stesso è il Creatore del mondo, e la creazione non è ancora finita".(segue)