Per favorire una formazione di base di questo genere, ha precisato mons. Brambilla, "è necessario collocarla nei normali circuiti della formazione cristiana, e non situarla in percorsi singolari tali da configurarla solo per pochi specialisti". Naturalmente, "la formazione sociopolitica deve riferirsi alla Dottrina sociale della Chiesa e al metodo del discernimento". Per quanto riguarda il terzo passo, la coscienza e la presenza dei laici alle cose della città "è un momento indispensabile del processo formativo, per saper leggere le situazioni, per comprenderle, per elaborarle, per operare il processo di discernimento". "È evidente ha detto mons. Brambilla – che il laicato cattolico oggi sente molto il bisogno di un’autonomia che deve però stare in tensione anche con un’appartenenza che non sia solo formale, ma si alimenti alla corrente viva della spiritualità e dell’azione pastorale della Chiesa". Il presule ha, quindi, indicato "alcune linee importanti di questo intreccio tra appartenenza e autonomia nella vicenda formativa dei laici alla partecipazione alla vita sociale e politica della città, su quattro piste che rappresentano i luoghi privilegiati dell’agire sociale: le relazioni di prossimità, gli interventi profetici, il discernimento spirituale-pastorale, le forme di intervento socio-politico".