"La strada è pericolosa, è vero", ammette l’associazione fondata da don Luigi Ciotti, ricordando però che la strada "è raggiungibile dalle forze dell’ordine e soprattutto da chi può dare aiuto, fare prevenzione sanitaria, informare che uscire dalla prostituzione forzata si può". Il Gruppo Abele teme che con questa legge si rischia di "mandare nel sommerso le donne più deboli, di cui anche minorenni; favorire la diffusione delle infezioni sessualmente trasmissibili (sifilide, gonorrea, hiv), perché di fatto si impediscono gli interventi di conoscenza e prevenzione che sono possibili solo attraverso i contatti di strada; togliere alle forze dell’ordine e alla magistratura uno dei principali strumenti per contrastare le organizzazioni criminali" e "generare pesanti ricadute anche per ciò che concerne i clienti, sui quali va fatta una seria riflessione ampia ed approfondita in termini di educazione al rapporto tra i generi". "Non vanno dimenticati afferma l’associazione – i suicidi conseguenti ad alcuni interventi repressivi verificatisi nel recente passato".” “Invita perciò a non affrontare il disagio che la prostituzione e la tratta creano in alcune zone della città "senza scorciatoie illusorie o semplicemente spostando il problema da un luogo all’altro".