11 SETTEMBRE: NOTA SIR

Pubblichiamo la nota SIR sul 7° anniversario degli attentati agli Stati Uniti.

” “Sono ormai passati sette anni, dall’"11 settembre". E questo anniversario cade, dopo le due "convention", democratica e repubblicana, proprio a conclusione ormai della presidenza di Georges W.Bush, che con il "dopo-11 settembre" ha di fatto identificato il suo doppio mandato. È ovviamene ancora presto per fare bilanci della presidenza Bush, innanzitutto perché si prolungherà fino alla fine dell’anno e, in secondo luogo, perché soltanto il 4 novembre si saprà il nome del suo successore. I due candidati investiti nelle "convention" di Denver e di Saint Paul hanno identificato da un lato Theodore Roosvelt, dall’altro Abraham Lincoln (e John Kennedy) come icone del passato per un percorso, però, che il 47° presidente degli Stati Uniti dovrà comunque sviluppare con una necessaria dose di originalità.” “Il dato strutturale più rilevante della risposta americana all’"11 settembre" è stata la diretta presenza in una vasta area dell’Asia continentale, che va dal Caucaso (la crisi georgiana ne rappresenta una spia), fino all’Afghanistan. Presenza con basi logistiche e militari oppure sul campo di battaglia.” “In Iraq a quasi cinque anni e mezzo dall’inizio della guerra, la situazione sembra lentamente, anche se progressivamente stabilizzarsi: si intravede la possibilità di mettere in cantiere negli anni prossimi un ritiro del contingente americano. D’altro canto nell’altro Paese investito per primo e direttamente dalla reazione al "9/11", l’Afghanistan, le prospettive restano assai incerte e complesse proprio sul terreno militare, mentre resta aperta l’incognita del nucleare iraniano. L’ancora irrisolta questione della Terra Santa e il precario accordo in Libano avvertono, peraltro, che una deflagrazione è sempre possibile e gli equilibri regionali restano sempre soggetti a evoluzioni imprevedibili.” “Lo stesso valore periodizzante del "9/11", d’altra parte, come data che inaugura il ventunesimo secolo, sembra emergere in una luce diversa: la questione del terrorismo globale di matrice islamica, che rimane, nella scala di priorità dell’agenda geo-politica mondiale si misura però con altri temi, dalla crisi economica di tipo nuovo che stiamo attraversando agli elementi di riequilibrio strategico portati avanti, su diversi piani, dalla Cina "olimpica" e dalla Russia neo-imperiale. Quella che appariva, qualche anno fa, la prospettiva "unilaterale" teorizzata da un gruppo di "idéologues neo-cons", di un nuovo secolo americano, sembra volgere verso un multilateralismo di tipo nuovo, ancora indefinito e imprevedibile. ” “Come misurarsi con questa situazione e rilanciare e identificare il ruolo degli Stati Uniti è di fatto la grande questione che attraversa la campagna elettorale Usa. Ovviamente è, nello stesso tempo, una questione che ci riguarda assai da vicino come europei. Oggi si stanno definendo gli attori globali della politica mondiale del secolo e la partita è aperta.” “