Nella tavola rotonda di apertura del Convegno "Carità e giustizia per il bene comune" che si è aperto oggi a Pescara promosso dai teologi moralisti (Atism), Gianni Manzone, docente di etica sociale alla Lateranense, ha sottolineato che ci sono "contributi" che la Chiesa può dare a una "società giusta": tra di essi l’impegno per "la carità" che deve "assumere dimensioni politiche perché l’ordinamento istituzionale serva in modo nuovo le persone". Per il docente la carità deve essere fatta valere come "esigenza obiettiva e globale e non a latere o ai margini dei rapporti sociali". Luigino Bruni, economista dell’università Bicocca di Milano, ha sottolineato come “nelle teorie economiche tradizionali non esistono le parole giustizia e carità” e ha lanciato una provocazione affermando che "l’incontro tra l’economia e il cristianesimo deve ancora avvenire". Bruni ritiene comunque questo avvicinamento possibile e invita la Chiesa a "mettere in luce esperienze economiche di tipo comunitario e agapico". È intervenuto quindi don Bruno Frediani, della Caritas di Lucca, che ha evidenziato come l’impegno per la carità, la giustizia e la pace "non può essere ridotto a virtù individuale o delegato: la Caritas non è l’organismo della Chiesa che ‘fa’ la carità ma è strumento pedagogico che forma la comunità ad essere soggetto della testimonianza".