TOSCANA
Luci ed ombre per le scuole materne non statali
La situazione della scuole materne non statali in Toscana è precaria, anche se il provvedimento approvato dal Consiglio regionale nell’ultima seduta di luglio sembra aprire uno spiraglio positivo. Infatti, l’assemblea ha approvato la variazione al bilancio 2006 che ha ripristinato 192mila euro a favore delle scuole materne non statali che erano stati tagliati nel dicembre 2005. Così si torna all’originale cifra stanziata ogni anno che era di 2 milioni e 65mila euro.Un piccolo passo avanti. “Questo recupero dei fondi, anche se si tratta di una cifra non esagerata – spiega il presidente regionale della Fism (Federazione italiana scuole materne), Leonardo Alessi – per la sopravvivenza delle nostre scuole è vitale. Il taglio che era stato fatto nel bilancio di previsione ci preoccupava nell’immediato, ma soprattutto in prospettiva. Il reintegro dei fondi e il ritorno alla cifra originale, dopo nostre forti pressioni, ci fa essere ottimisti per il mantenimento di questo contributo regionale anche per il futuro”.La Fism Toscana è nata nel 1975 con l’intento di rappresentare le scuole materne non statali di ispirazione cristiana. Da allora ad oggi è cresciuta fino ad avere associate 351 scuole materne paritarie distribuite su tutto il territorio toscano. I numeri sono davvero significativi: nelle 700 sezioni toscane lavorano 1.500 insegnanti per 17mila alunni. In pratica, la Fism dà una risposta al 20% del fabbisogno regionale. “Non possiamo abbassare la guardia – spiega Alessi -. Accanto ad alcuni aspetti positivi ci sono ancora tanti fatti negativi e segnali all’orizzonte che non ci fanno dormire sonni tranquilli”.Uno sguardo alla situazione nazionale. La situazione è ancora preoccupante a livello nazionale: infatti, il grosso dei contributi arriva dal governo. “L’erogazione dei contributi governativi – chiarisce Alessi – è ferma a febbraio 2006 e, purtroppo, passeranno molti mesi prima che sia completato il fondo dovuto per l’anno passato”. La Fism nazionale ha chiesto poi al ministro dell’Istruzione il reintegro dei fondi che nelle previsioni approvate dal precedente governo erano stati tagliati del 50% a partire dal 2007. “Se questo taglio divenisse effettivo – continua Alessi – la situazione per le scuole materne non statali diventerebbe drammatica. Il ministro dell’Istruzione ha detto che si sarebbe impegnato su questo fronte. Speriamo che alle promesse seguano i fatti”.Mancano provvedimenti strutturali. I problemi, però, non finiscono. “Fino a qui – osserva Alessi – siamo nella sfera della mera sussistenza, della pura sopravvivenza dei nostri istituti. Il problema di fondo è che la reale parità non esiste”. Per quanto riguarda l’attività quotidiana, le materne non statali devono fare fronte alle sfide e ai problemi che investono anche la scuola pubblica. “Gli stranieri e l’handicap – sottolinea il presidente regionale della Fism – sono problemi ai quali dobbiamo fare fronte ogni giorno. La Regione ci da una mano con gli insegnanti di sostegno. Ma la realtà è che mancano dei provvedimenti strutturali”.L’altra questione sono gli insegnanti: “La retribuzione, inferiore nei nostri istituti rispetto a quelli pubblici, crea un grosso problema. Gli insegnanti stanno da noi per fare tirocinio e guadagnare punti. Ma quando ne hanno la possibilità ci abbandonano per entrare nella scuola pubblica. Tutto ciò per noi costituisce un grave impoverimento. Anche in questo settore manca la parità: l’Italia è più indietro rispetto a Germania, Francia, Spagna”. Ma Alessi vede anche un movimento positivo. “Le nostre scuole – conclude Alessi – hanno voglia di ripensarsi, voglia di rinnovamento, hanno un desiderio educativo forte”. La prova? Negli ultimi anni circa ottante scuole materne cattoliche hanno aperto in Toscana una sezione di nido per venire incontro alle richieste dei genitori impegnati al lavoro.a cura di Simone Pitossi(21 settembre 2006)