TOSCANA
Garante dell’infanzia e dell’adolescenza: la situazione in Regione
La Toscana non ha il Garante per l’infanzia e l’adolescenza. È vero che nel nuovo Statuto entrato in vigore nel 2005, all’articolo 4, tra le finalità principali che la Regione persegue è contemplato “il diritto dei minori ad interventi intesi a garantirne la protezione sociale” (comma “d”).Troppo poco. In Toscana, afferma il direttore scientifico del Centro studi “Minori e media”, Isabella Poli, “manca ancora la legge istitutiva del Garante e c’è solo un riferimento alle politiche per i minori nella legge regionale 41/2005 sul sistema integrato di interventi per la tutela dei diritti di cittadinanza sociale”. “Da tempo si parla di istituire il Garante dell’infanzia e adolescenza a livello nazionale e regionale continua ed al Senato è stato presentato nel 2004 un testo unificato il cui iter legislativo ha incontrato, però, molti ostacoli”. “Il Centro studi minori e media che ha sede a Firenze evidenzia Isabella Poli ha organizzato un seminario di studio su ‘Il Garante regionale dell’infanzia e dell’adolescenza’, con un particolare riferimento alla realtà toscana, che si tiene oggi 10 novembre”. Per i bambini in ospedale. Nel luglio scorso, per iniziativa dell’Ufficio del Difensore civico regionale, è stata presentata la Carta dei diritti dei bambini in ospedale: è una raccolta delle disposizioni internazionali, comunitarie e statali a tutela dei diritti dei bambini malati, degenti presso strutture ospedaliere o curati a domicilio. “Non si tratta spiega il difensore civico regionale Giorgio Morales di un semplice elenco di ‘istruzioni’, ma l’ossatura dei diritti di cui i minori sono depositari. L’opuscolo risponde inoltre all’esigenza di diffondere e valorizzare i principi affinché diventino patrimonio comune e condiviso da tutto il servizio sanitario”. La raccolta è stata inviata a tutti i soggetti interessati (pediatri toscani, difensori civici locali, direttori delle aziende sanitarie, associazioni no profit) perché possa essere “utile strumento di conoscenza e testimonianza dell’aumentata sensibilità istituzionale verso bambini e adolescenti che versano in condizioni di oggettiva, maggiore debolezza”. Più informazioni. Sempre nel luglio scorso è stato rinnovato il protocollo d’intesa, in vigore dal 1999, per lo scambio di flussi informativi su adozioni, affidamenti e abbandoni tra il Tribunale dei minori di Firenze e la Regione Toscana. La mole di dati viene poi elaborata dall’Istituto degli Innocenti che, in base alla legge regionale 31/2000, svolge funzione di Centro regionale di documentazione sull’infanzia e l’adolescenza. “Gli interventi sull’infanzia sono di carattere preventivo afferma l’assessore alle politiche sociale Gianni Salvadori in un’ottica di investimento sui minori e di coinvolgimento, per quanto possibile, della famiglia di origine la quale, parallelamente al lavoro condotto sul minore, è supportata nel superamento delle proprie difficoltà”.Per l’attuazione degli interventi socio-assistenziali e socio-educativi a favore dei minori, prosegue Salvatori, “è stato individuato in ogni zona socio sanitaria un responsabile per l’Area dei minori che assicura unitarietà alla programmazione e alla realizzazione degli interventi, in maniera da non lavorare in modo parcellizzato sul minore”. “L’attività condotta attraverso l’Osservatorio sui minori e grazie alla gestione tecnica dell’Istituto degli Innocenti di Firenze conclude l’assessore ci permette di avere a disposizione serie storicizzate di dati statistici relativi alla condizione minorile e ai servizi per l’infanzia, l’adolescenza e la famiglia, utili per il supporto alla programmazione e alla realizzazione degli interventi su scala regionale”.SCHEDAGli ultimi dati disponibili ci dicono che a sostegno di bambini in difficoltà si ricorre più spesso all’affidamento familiare (da 1.229 casi del 2002 ai 1.302 del 2004), un tipo di intervento che diventa più flessibile e articolato, con la netta prevalenza di affidamenti di tipo giudiziale rispetto a quelli di tipo consensuale (nel 2004 erano una percentuale superiore al 70% del totale), indice di situazioni conflittuali con le famiglie di origine, e con una rilevante presenza di affidamenti a parenti (pari a circa il 50% dei casi). È in crescita poi, in tutte le zone, il numero dei bambini e dei ragazzi interessati da affidamenti familiari part-time (che superano i 160 casi nel 2004 contro i circa 100 del 2002); di rilievo è la crescita dei ragazzi stranieri in affido (da 381 a 487 unità nel periodo 2002/04). Prevalgono gli affidamenti di durata oltre i tre anni (che oscillano nel periodo 2002/2004 tra il 40 e il 50% del totale dei casi), seguiti da quelli di durata inferiore ai 2 anni (1 affido su 3).a cura di Simone Pitossi(10 novembre 2006)