TOSCANA

La paura non risolve

Il problema dei rifiuti e il progetto del termovalorizzatore

È di 1.270 tonnellate al giorno il fabbisogno di termovalorizzazione stimato per la piana di Firenze, Prato e Pistoia per il 2010. Un totale annuo, calcolato su 330 giorni di funzionamento impianto, di 418.000 tonnellate di rifiuti, di cui 278.000 di rifiuti urbani e 140.000 di rifiuti speciali. Questi i numeri che sono alla base dell’accordo sottoscritto il 31 gennaio a Firenze dalla Regione e da tutte le istituzioni locali per la gestione dei rifiuti. Gestione che avverrà attraverso un’unica società della quale saranno soci i Comuni, la costituzione di un unico Ato (Ambito territoriale ottimale), con un piano che sarà elaborato dalle Province senza aumentare il numero degli impianti se non quello di Case Passerini.Il nuovo impianto smaltirà 140.000 tonnellate, compresa un’aliquota di fanghi per il 30% circa, mentre saranno ampliati e adeguati gli impianti esistenti ai Cipressi a Rufina per 70.000 tonnellate, quello di Testi (Greve in Chianti) per altre 70.000 tonnellate, escluse le 15.000 di Cdr destinate al cementificio, e quello di Montale (Pistoia) che attualmente tratta 120 tonnellate al giorno, mentre a regime dovrebbe garantire il trattamento di tutto il Cdr prodotto nel relativo ambito, circa 200 tonnellate al giorno.Gli impianti menzionati saranno dunque in grado di trattare, nel complesso, circa 350.000 tonnellate annue di rifiuti. L’accordo, firmato dal presidente della Giunta regionale, Claudio Martini, dai presidenti delle tre Province e dai sindaci dei 12 comuni interessati, prevede poi la riduzione del 15% di rifiuti urbani; il raggiungimento del 55% di raccolta differenziata; e la certezza di risorse, a partire da quelle della Regione che nel quadriennio 2007-2010 metterà a disposizione 6 milioni di euro per ridurre i rifiuti e 8 milioni per la raccolta differenziata.No ai pregiudizi. “È difficile confrontarsi con una problematica complicata socialmente ed emotivamente come quella del termovalorizzatore” dice don Giovanni Momigli, direttore dell’ufficio di pastorale sociale della diocesi di Firenze oltre che parroco di San Donnino, frazione di Campi Bisenzio, dove dovrebbe nascere il grande termovalorizzatore. L’approccio suggerito dalla Dottrina sociale della Chiesa, ricorda don Momigli, “deve sempre tenere insieme due elementi: la persona e il bene comune. Bisogna dunque affrontare la questione dei rifiuti sul piano educativo delle persone ma anche sul piano economico e razionale per verificare a livello scientifico quello che sarà l’impatto dell’impianto con il territorio e la salute delle persone”.Tutto quindi, sottolinea don Momigli, deve essere deciso in maniera razionale: “L’essere a favore o contro la realizzazione del termovalorizzatore in un determinato luogo deve derivare da una serie di valutazioni, anche tecniche e ambientali; non può solo essere il frutto di valutazioni economiche o di elementi emotivi che un’opera come questa può indurre. Né il sì né il no devono essere posizioni pregiudiziali, ma il frutto di argomentazioni ragionevoli e fondate”. Segni contraddittori. Anche la Cisl di Firenze dice no alla “politica della paura” sui termovalorizzatori. “Quello dei rifiuti – spiega il segretario generale della Cisl di Firenze, Adriano Fratini – è uno dei segni contraddittori della nostra civiltà, che ci impone di trovare politiche di gestione capaci di garantire al tempo stesso la qualità dello sviluppo e le condizioni ambientali. Il costo delle politiche di gestione dei rifiuti è una delle componenti della capacità di un territorio di essere competitivo. Per questo riteniamo che le questioni ambientali relative allo smaltimento dei rifiuti vadano affrontate nella loro complessità, senza sminuire alcuna componente. Come sindacato siamo ovviamente interessati all’ambiente e alla salute dei cittadini e dei lavoratori, ma anche alle condizioni dello sviluppo, alla coesione sociale e alla capacità di distribuire ricchezza”. “Le esperienze già realizzate in alcuni paesi – conclude Fratini – sono certamente indicazioni importanti dei risultati positivi che il sistema di termovalorizzazione permette di realizzare”.a cura di Simone Pitossi  Scheda Con questo accordo sembra giungere al termine una vicenda sulla quale ci sono state critiche fortissime contro la Regione e i Comuni. Infatti, secondo i tecnici dell’Arpat, considerando tutte le sorgenti inquinanti nella piana fiorentina, l’apporto di un termovalorizzatore rappresenterebbe all’incirca l’1% di quanto produce da solo il traffico dei motori diesel. Queste le conclusioni illustrate nella Commissione consiliare Territorio e Ambiente. I responsabili hanno anche reso noti i risultati di un recente studio inglese secondo cui la presenza di nanoparticolato (Pm 01) è attribuibile ai termovalorizzatori solo per il 2%, mentre il 60% proviene dal traffico, il 19% dall’industria, il 10% dagli impianti di produzione di energia, il 7% dalla combustione domestica.(21 febbraio 2007)