TOSCANA

Dalla paura alla responsabilità

Il “caso Careggi” anche in Consiglio regionale

Uno dei tre pazienti toscani trapiantati che hanno ricevuto gli organi da una donatrice risultata sieropositiva ha presentato una querela alla procura di Firenze. Sul caso il procuratore capo di Firenze Ubaldo Nannucci aveva già aperto un’inchiesta (disponendo una serie di accertamenti urgenti), che, in mancanza di un esposto da parte dei tre trapiantati, era destinata all’archiviazione. Il reato ipotizzato è ora quello di lesioni colpose, perseguibile a querela di parte. La vicenda dei trapianti dei reni e del fegato della donatrice risultata sieropositiva era stata resa nota il 20 febbraio scorso dall’Azienda ospedaliera fiorentina di Careggi, dove erano stati espiantati gli organi il 13 febbraio.A dare il via libera ai trapianti un errore commesso da una biologa di Careggi – adesso sospesa dal lavoro – che ha sbagliato nel trascrivere il risultato delle analisi sulla donatrice. Un errore poi scoperto quando i trapianti erano già stati effettuati, nel corso di altri esami condotti a Pisa tra il 14 e il 16 febbraio. Questi ultimi risultati sono stati però trasmessi a Careggi il 19 febbraio, provocando così un ritardo nell’inizio delle terapie contro l’infezione da Hiv per i tre pazienti che hanno ricevuto gli organi. Anche il Consiglio regionale si è occupato della vicenda.Il dibattito si è concluso con la votazione di due mozioni: quella del centrodestra, che nella parte narrativa sottolineava “gravi lacune del modello sanitario toscano”, definito come “autoreferenziale”, è stata respinta, mentre è stata approvata quella del centrosinistra. La mozione approvata ha ricevuto, nella sua interezza, il voto favorevole di Ds, Sdi, Verdi, Pdci, Prc e quello contrario del centrodestra, con i consiglieri della Margherita che sono usciti dall’aula. Mentre i gruppi di centrodestra hanno detto sì solo alla parte della mozione che impegna la commissione Sanità a “promuovere un approfondimento conoscitivo sul sistema delle procedure e della trasmissione degli atti clinici nel settore dei trapianti e in quelli a più alta complessità”.Il manager del rischio clinico. “Il problema dell’errore in medicina – spiega Riccardo Poli, presidente dei Medici cattolici della Toscana – è un problema vecchio come il mondo. Negli ultimi anni il progresso e la crescente complessità delle procedure hanno reso questo problema più evidente: aumentano le tecnologie, aumenta la domanda di prestazioni, aumenta la coscienza dei cittadini che prima forse sugli errori medici erano più disposti a chiudere un occhio. La sensibilità su questo tema è nata nei paesi anglosassoni, legata anche a questioni assicurative e giudiziarie; ma anche in Italia da diversi anni ormai il problema è ben presente”. In Toscana, in particolare, secondo Poli “c’è un sistema di protezione molto meticoloso, soprattutto nelle aeree più a rischio: trapianti ma anche terapia intensiva, chirurgia, pronto soccorso… Tanto è vero che è nata una figura specifica, nelle aziende sanitarie, che è il manager del rischio clinico, il cui compito è proprio quello di garantire la sicurezza dei pazienti”.Non esiste il “rischio zero”. Per il presidente del Medici cattolici toscani “quando ci troviamo di fronte a casi così drammatici e clamorosi come quello di cui si parla in questi giorni, è chiaro che nasce preoccupazione e sconcerto nell’opinione pubblica”. Ma secondo Poli “non dobbiamo dimenticare però che, nella sanità, il rischio zero non è contemplato e che, soprattutto negli interventi più difficili e delicati, in cui si lavora con tempi molto stretti e in cui sono coinvolte tante persone, le possibilità di errore esistono”.”Questo non significa che ci si debba rassegnare – sottolinea il medico – anzi ci deve spingere ad affinare sempre di più le procedure: a volte l’errore umano può nascere anche da un’organizzazione del lavoro che può essere migliorata. Quanto è avvenuto, però, non deve ingenerare paura verso la medicina o mancanza di fiducia verso le strutture sanitarie. Questo è particolarmente importante su un tema come quello dei trapianti di organi: presentare questa vicenda in maniera distorta o farne un caso di malasanità potrebbe influenzare l’opinione pubblica facendo diminuire il numero dei donatori, con il pericolo di allungare ancora di più le liste di attesa di chi spera in un trapianto che può salvargli la vita. Abbiamo già visto, in passato, come su questo tema c’è molta sensibilità e come singoli episodi possano avere grande influenza in positivo o in negativo”. No alla paralisi. “L’altro pericolo – conclude Riccardo Poli – è che la paura dell’errore si diffonda anche tra gli operatori sanitari, portandoli a muoversi con una cautela ‘difensiva’ che, soprattutto in alcuni campi, porterebbe alla paralisi del sistema. Per questo quello che conta non è tanto la repressione, quanto prevenire gli errori eliminando tutti i rischi evitabili. E questo lo si può fare solo con la collaborazione serena e responsabile di tutti, infermieri, medici, scienziati”.a cura di Simone Pitossi(16 marzo 2007)