"Una scuola articolata sul piano sociale, non soggetta allo Stato, caratterizzata dalla pluralità delle presenze ‘ideologiche". Così Lucio Guasti, docente di didattica generale all’Università Cattolica di Piacenza, ha definito la posizione della Chiesa cattolica sul rapporto tra "pluralità culturale" e "ruolo dello Stato", all’interno del mondo scolastico. Intervenendo al Convegno annuale di "Scholé", in corso a Brescia, il relatore ha fatto notare che "la prospettiva auspicata, cioè quella del rispetto delle appartenenze religiose e del loro conseguente diritto a vivere e a prosperare in quella specifica educazione, pone problemi molto nuovi per gli Stati, per le loro forme di democrazia e alla stessa organizzazione della società". Con questa "posizione culturale", in altre parole, la Chiesa cattolica "incentiva la visione sociale della scuola dove la funzione dello Stato è sempre più quella della sussidiarietà (e non viceversa), e dove la pluralità educativa ne diventa la componente determinante". Se nella visione della Chiesa cattolica, ha spiegato l’esperto, "si afferma il diritto prioritario delle diverse ‘confessioni’, basate sempre sul diritto primario della famiglia, di attuare l’educazione che appartiene alla loro cultura e, quindi, al loro modo di intendere i significati della vita": di qui la necessità di sostenere tale pluralità perché ritenuta un bene per la democrazia".