TOSCANA

Dietro le sbarre il dramma

Mozione del Consiglio regionale sulla situazione delle carceri

Vigilanza costante, rispetto dei diritti umani, politiche di reinserimento sociale e sensibilizzazione della società toscana sulla drammatica situazione delle carceri. Il Consiglio regionale ha approvato all’unanimità una mozione “Sulla grave situazione in cui versano gli Istituti penitenziari nel territorio toscano”. La mozione rileva “la drammatica situazione in cui versano le carceri italiane” e “le proteste, gli scioperi della fame, i gesti di autolesionismo ed i suicidi che sono oramai all’ordine del giorno all’interno delle carceri italiane”. Denuncia “la condizione di sovraffollamento nelle 16 strutture esistenti in Toscana”, determinata dalla presenza di “4.217 detenuti, a fronte della capienza regolamentare di 3.037 persone”. Le richieste alla Giunta. “La metà dei detenuti presenti all’interno delle carceri risulta in attesa di giudizio”, si legge ancora nel testo, che rileva “la carenza di organico delle forze di polizia penitenziaria”. La risposta al sovraffollamento delle strutture “non può essere la rincorsa alla costruzione di nuovi istituti di pena”, ma deve passare attraverso “l’offerta di una possibilità certa di pene alternative, in particolare per i detenuti malati, imputati di piccoli reati o stranieri con detenzione residua minore di due anni”. Di qui, le richieste alla Giunta regionale di “garantire una costante vigilanza”, cercare “soluzioni adeguate per il rispetto dei diritti umani e della normativa italiana e internazionale”, porre “a livello nazionale la questione del rispetto dei diritti dei detenuti”, sostenere e rafforzare “una politica volta alla rieducazione e al reinserimento sociale, affettivo e culturale dei detenuti, in alternativa a soluzioni unicamente repressive e punitive”, mantenere viva “l’attenzione dell’opinione pubblica e il dibattito nella società civile” su quanto accade all’interno degli istituti di pena. Carenza di organico e di fondi. Maria Pia Giuffrida, provveditore regionale dell’amministrazione penitenziale per la Toscana dall’aprile 2007, punta l’attenzione soprattutto sulla carenza di organico. “Per la polizia penitenziaria – spiega – la carenza è del 23%. Ma ancora più grave è il dato del comparto ministeri, con una carenza del 35,2%. Se ne parla meno, ma la parte amministrativa contabile è la spina dorsale del carcere. Senza fondi, è già ne abbiamo ben pochi, e senza una oculata ed equilibrata gestione, molte cose non vanno in porto. Ne soffre anche la parte rieducativa, nonostante l’immissione in servizio di 7-8 nuovi educatori”. In secondo luogo, il problema è la composizione della popolazione carceraria “al 49% stranieri”. “Questo – continua – complica la gestibilità, perché c’è la convivenza di tante culture diverse. Inoltre il numero di definitivi è molto limitato, quasi il 50%. Abbiamo moltissimi appellanti, giudicabili, ricorrenti, che trascorrono in carcere un periodo breve o brevissimo e questo appesantisce la gestione di taluni uffici penitenziari (la matricola) e non dà possibilità di intervento trattamentale, per il poco tempo a disposizione”. Un’ultima osservazione sui volontari. “Il loro lavoro è fondamentale e ci dà un grande aiuto. Abbiamo 66 volontari (ex articolo 78) che entrano nei carceri toscani. Ma la collaborazione su progetti a temine è molto più ampia e coinvolge 781 volontari. Sono fondamentali – conclude Giuffrida – anche per aiutarci a seguire il reinserimento all’esterno, che purtroppo non è frequente”. La paura del “dopo”. Ma è anche il “dopo” che fa paura. A spiegarlo è don Dino Liberatori, assistente spirituale del carcere aretino. “I detenuti – afferma – chiedono spesso di avere occasioni di inserimento. Chiedono di poter imparare un nuovo lavoro. L’uscita dal carcere fa paura. In molti casi chi è stato arrestato ha perduto tutto, dalla casa, al lavoro. Solo i più fortunati hanno ancora una famiglia che si mantiene in contatto con loro”. Ma in questa situazione qual è il ruolo dell’assistente spirituale? “Il mio compito – spiega don Liberatori – è stare accanto alle persone, parlare, dare speranza, celebrare l’Eucarestia. Quella che si trova in carcere, infatti, è una comunità a tutti gli effetti. Ci sono persone battezzate e non, ma per tutti ci deve essere una parola di conforto”. Infine un occhio al futuro. “Il sistema carcerario italiano – conclude don Liberatori – necessita di una riforma radicale. L’indulto non è riuscito a risolvere i problemi. Occorre un trasformazione più profonda, che non può essere fatta in un solo giorno e che deve coinvolgere non solo le strutture ma anche la mentalità di chi le gestisce”.a cura di Simone PitossiSchedaLa Toscana è una delle regioni con la più alta concentrazione di istituti di pena. Dodici case circondariali, cinque case di reclusione, un ospedale psichiatrico. Sono stati costruiti per 3.060 detenuti, di cui 142 donne. Ma secondo i dati del Ministero, aggiornati al 31 agosto 2009, ne ospitano 4.282 a fronte di una soglia di “tollerabilità” (ovvero un sovraffollamento considerato ancora gestibile) – ritoccata più volte all’insù – di 4.197 detenuti.(18 settembre 2009)