TOSCANA
Dal prossimo anno l’Isee obbligatorio per tutti
Chiedere di più a chi ha di più, di meno a chi ha di meno. Questo l’obiettivo che la Regione Toscana vuole raggiungere con l’Isee obbligatorio per tutti. Dal prossimo anno i servizi regionali saranno erogati con tariffe stabilite in base a questo indicatore della situazione economica equivalente. La novità è che i cittadini non dovranno fare un Isee per ogni ente, ma ce ne sarà uno solo che varrà per tutti e sarà agganciato alla tessera sanitaria elettronica. Per raggiungere quest’obiettivo è stata siglata un’intesa da Regione, Anci, organizzazioni sindacali e gli Atenei di Firenze, Siena e Pisa. Lo strumento. L’Isee è l’indicatore adottato in Italia nel 1998, che tiene conto – per misurare la capacità economica – non solo degli stipendi, ma anche di case, conti correnti, titoli e della composizione di una famiglia, nonché di spese come mutuo o affitto. Dal 1° gennaio sarà l’Isee standard a decidere l’accesso ai servizi e per quanto ognuno dovrà eventualmente partecipare alla spesa. L’Isee, calcolato ovunque allo stesso modo, viene già utilizzato in Toscana dalla scorsa estate per il ticket aggiuntivo sui farmaci richiesto dal governo e per gli esami specialistici. Varrà anche per i servizi sociali e scolastici dei Comuni, per tasse e borse di studio universitarie. L’adozione diffusa e omogenea dell’Isee standard è l’impegno preso per il 2012. Il passo successivo sarà l’elaborazione di un Isee diverso, che tenga conto di più indicatori ed eventuali correttivi. Un indicatore ancora più equo che la Toscana vuole costruire, discutendone prima tra tutti gli attori del sistema regionale e proponendo poi le modifiche al legislatore nazionale. L’Irpet, l’istituto di programmazione economica della Toscana, è già al lavoro al riguardo. Ci sono Comuni che già oggi soppesano l’eventuale possesso di uno o più auto di una certa cilindrata, oppure considerano eventuali abbonamenti alla pay-tv. Ma si potrebbero anche semplicemente considerare in modo diverso gli attuali ‘mattoni’ che compongono l’Isee. L’applicazione dell’Isee standard avrà comunque alcune deroghe. L’indicatore potrà infatti continuare a essere integrato nell’ambito del diritto allo studio universitario, in modo da tenere conto dei soggetti che effettivamente sostengono l’onere del mantenimento dello studente. Lo stesso vale per la non autosufficienza e la disabilità. Ogni ente manterrà inoltre la facoltà di regolare l’accesso ai servizi erogati secondo fasce diversificate. Stesso strumento, stessi parametri e controllo unico, ma soglie di accesso non per forza uguali. Dipenderà dal servizio e dall’ente. Il cittadino avrà comunque un vantaggio immediato, subito dal prossimo anno: non sarà più costretto a compilare una nuova autocertificazione ogni volta che richiede un servizio a un ente diverso. Però, la mancata presentazione dell’Isee al momento dell’erogazione del servizio comporterà l’automatica applicazione della fascia più alta di reddito. Alcuni rischi. Totale convergenza con i sindacati su questa misura di equità, secondo la Regione. “La Toscana – sottolinea Riccardo Cerza, segretario regionale della Cisl – conferma di non operare tagli lineari ai cittadini, ma di lavorare in modo selettivo. L’Isee è uno strumento che mette insieme reddito e patrimonio: andare oltre, in questo momento, ci esponeva a possibili ricorsi. Il punto è invece verificare i redditi e incidere sull’evasione fiscale. In secondo luogo, dobbiamo semplificare la vita al cittadino per non affogarlo nella burocrazia”. Anche per il rettore dell’Università di Firenze, Alberto Tesi, “questo è un punto di partenza importante, anche perché noi già da anni lo stiamo applicando. Il fatto che diventi unico semplificherà la vita al cittadino”. Ma il mondo del laicato cattolico non è sulla stessa lunghezza d’onda. “Se il principio che punta all’equità nell’utilizzo della spesa pubblica è certamente apprezzabile – spiega Nicola Sangiacomo, responsabile per la diocesi di Livorno del Progetto culturale -, la sua realizzazione appare, per certi aspetti, davvero carente. A cominciare dalla discriminazione della famiglia fondata sul matrimonio. Con questo metodo, ad esempio, risultano certamente svantaggiate le famiglie sposate rispetto a quelle di fatto. Per calcolare l’indicatore infatti si sommano i redditi e i patrimoni di tutti i componenti il nucleo familiare. Una coppia convivente non sposata risulta così favorita in quanto i redditi e i patrimoni personali non si cumulano anche se la situazione, nella realtà, non è diversa da quella di una coppia sposata. Ecco perché si può dire che, con l’attuale calcolo dell’Isee, il matrimonio non ‘conviene’. Questa regolamentazione rischia così d’incentivare non solo la scelta di non sposarsi, ma anche quel fenomeno già molto diffuso delle separazioni fittizie, concluse per esclusivi motivi di convenienza economica. Se il fine è l’equità, l’Isee ha bisogno quindi di essere corretto nel suo metodo di calcolo e nella sua applicazione pratica. Per non farlo diventare un altro strumento ‘contro’ la famiglia”.a cura di Simone Pitossi(30 novembre 2011)