TRENTINO ALTO ADIGE
Famiglia e territorio: non esistono motivi cogenti per sviluppare nuove forme giuridiche relative alla convivenza tra uomo e donna
Progetto poco chiaro. L’assenza di valore giuridico del registro delle unioni civili è stata sottolineata dal vescovo della diocesi di Bolzano-Bressanone, mons. Wilhelm Egger, nel suo primo commento alla decisione del Consiglio comunale di istituirlo nel maggio 2003. Oggi ribadisce: “Già la proposta che un Consiglio riconosca ufficialmente le coppie di fatto dovrebbe essere espressione di un valore anche giuridico, cioè di un atto che crea diritti e doveri. Questo progetto mi sembra poco chiaro, parla solo del registro e di chi può iscriversi”.Dubbi sul regolamento erano stati palesati subito dopo la sua approvazione dall’allora sindaco, Giovanni Salghetti Drioli, che l’aveva definito “aria fritta priva di contenuti”. “Agli effetti anagrafici aveva sostenuto il regolamento cittadino tutela già le coppie non unite in matrimonio e legate da vincoli affettivi e la legge provinciale consente l’accesso alla casa alle coppie che vivono more uxorio. Alla luce di questo non è necessario istituire un registro delle unioni civili. Se lo si vuole per garantire le coppie omosessuali, per venire incontro alle situazioni di discriminazione, allora enunciamole e sollecitiamo Consiglio provinciale e Stato affinché provvedano a varare appositi provvedimenti”. Riflessioni sulla famiglia. Se, intanto, l’ufficio stampa della Curia di Trento non segnala alcuna presa di posizione dell’arcivescovo Luigi Bressan, la diocesi altoatesina ha affidato al suo Istituto per la giustizia, la pace e la salvaguardia del creato, la stesura di una dichiarazione per chiarire il concetto di famiglia ed esortare a meglio tutelare e sostenere i nuclei con prole affinché “non risultino addirittura svantaggiati nei confronti di altre comunità di vita non fondate sul contratto familiare”.Il documento, intitolato “Riflessione sulla famiglia e politica per la famiglia”, è stato pubblicato lo scorso 1° febbraio e, come informa don Gabriele Pedrotti, responsabile della Pastorale della famiglia, è stato già oggetto di dibattito all’interno dell’apposita commissione suscitando numerose riflessioni. Insicurezze e fallimenti. Il lavoro dell’Istituto diocesano, dopo aver ribadito che anche per la Costituzione italiana la famiglia è una comunità naturale fondata sul matrimonio, ipotizza che la concezione individualistica, che si sta sempre più affermando secondo cui la convivenza tra uomo e donna con figli propri è un fatto di natura puramente privata (per cui non occorre di alcuna tutela giuridica matrimoniale), sia alimentata da varie insicurezze e dall’esperienza del fallimento di tante coppie.”In caso di conflitti e anche nel caso di disgrazie, ciò comporta tuttavia pesanti svantaggi, soprattutto per le componenti più deboli della famiglia, ovvero le donne e i bambini. Anche per motivi puramente sociali e assicurativi prosegue la dichiarazione si dovrà dunque consigliare alle coppie che convivono senza alcuna formalità ufficiale, di stringere almeno un matrimonio civile.Per i cristiani, in virtù del rapporto che il battesimo istituisce con Cristo, non può esservi altra forma per contrarre matrimonio se non quella della celebrazione sacramentale”. Detto ciò si sostiene che “non esistono motivi cogenti per sviluppare nuove forme giuridiche relative alla convivenza tra uomo e donna” mentre “per le coppie dello stesso sesso che convivono, là dove non bastino gli accordi privati, si possono garantire mediante norme giuridiche dei singoli ambiti, senza che con ciò si persegua una equiparazione al matrimonio”. Nessun isolamento. Ma perché i giovani che scelgono di convivere non si sposano? Padre Alois Hillebrand, direttore dell’ufficio matrimoni della diocesi di Bolzano-Bressanone, ipotizza che “se queste coppie non vogliono il matrimonio forse non si sentono sicure del loro rapporto o non vogliono impegnarsi definitivamente con quella persona. Dal punto di vista religioso aggiunge la Chiesa vede certo con dispiacere le coppie di fatto, così come le convivenze prematrimoniali, ma allo stesso tempo invita i sacerdoti e l’intera comunità ad accompagnare queste persone, a non isolarle”.————————————————————————————–SchedaUno appena varato, uno affossato, uno che non decolla: può essere sintetizzata così la situazione dei registri delle unioni civili in Trentino Alto Adige.Ultimo ad essere istituito in ordine di tempo con la delibera di Giunta n. 47 del 20 febbraio, quello di Trento che dal 6 marzo 2006 consente l’iscrizione a tutte le persone legate da vincoli non “legali” (matrimonio, parentela, affinità, adozione, tutela) bensì “affettivi” e/o di reciproca solidarietà. Oltre a ciò il Consiglio comunale di Trento si è impegnato a sollecitare il Parlamento a legiferare, in tempi brevi, “in merito al riconoscimento giuridico delle unioni civili”.A Rovereto, invece, la mozione che apriva alle coppie di fatto – approvata dopo un aspro dibattito nel luglio 2003 – è ferma al palo: la Giunta non ha ancora portato in Consiglio per la discussione il regolamento licenziato dalla Commissione politiche sociali. Il fallimento del registro è evidente a Bolzano, primo Comune della regione a istituirlo nel maggio 2003: ad oggi, infatti, all’ufficio anagrafe dove è depositato, non risulta nessun iscritto.(10 marzo 2006)