TRENTINO ALTO ADIGE
Richiesta una modifica alla legge provinciale di applicazione della 194
Dare piena attuazione alla legge 194 rimuovendo le cause che generano la richiesta di aborto. Agendo nel campo della prevenzione. Questo il senso della modifica proposta dai consiglieri provinciali Pino Morandini, Walter Viola, Rodolfo Borga, Giorgio Leonardi e Mauro Delladio alla legge provinciale 29 agosto 1977 n. 20 “Istituzione e disciplina del servizio di consultorio per il singolo, la coppia e la famiglia”. Sono 1.144 le interruzioni volontarie di gravidanza in Trentino che, secondo gli ultimi dati (2008), sono state effettuate presso gli istituti di cura della Provincia di Trento. Lettera morta. Come spiega Francesco Agnoli, giornalista e insegnante trentino, esperto di bioetica, “purtroppo, quanto al tasso di abortività volontaria (numero ivg/donne in età fertile per 1.000), Trento si colloca costantemente sopra la media nazionale, mentre per quanto riguarda il rapporto di abortività (numero ivg/nati vivi per 1.000) l’andamento è più variabile. Il tasso di abortività maggiore è quello registrato in Valle dell’Adige (8,4) e in Primiero (8,5), mentre i valori minimi sono quelli della Val di Fassa (3,0) e Val di Fiemme (3,1)”. Ecco allora che anche in questa Provincia si chiede la piena attuazione della legge 194. “Perché, di fatto – riprende Agnoli – l’azione preventiva prevista dalla legge a tutela della maternità è assai scarsa. Da parte sua la Giunta provinciale nel 2007 ha approvato una delibera in cui era prevista la presa in carico urgente anche con interventi economici straordinari delle persone in situazione di gravidanza che rinunciassero ad abortire. Peccato che questa parte della delibera sia rimasta lettera morta. A minacciare la corretta applicazione della 194, inoltre, c’è il massiccio utilizzo che si fa in Trentino della pillola abortiva: ad appena un mese dalla liberalizzazione della vendita e nonostante l’assenza di un protocollo unitario nazionale risultavano ordinate già 56 confezioni, numero significativo rispetto all’uso che se ne sta facendo a livello nazionale”.Tanta solidarietà. In Trentino ci sono 11 Cav (Centri di aiuto alla vita) e svolgono tutti un ruolo di decisiva assistenza per le madri in difficoltà. “Il lavoro concreto del Cav di Trento è semplice e complesso nello stesso tempo – dice Alessandra Scolaro, neo-presidente del Centro di aiuto alla vita del capoluogo di Provincia -. Accogliere una mamma significa fare un lavoro di ascolto profondo di una persona, senza avere la pretesa di giudicarla. È incredibile poi quello che ci viene restituito da queste persone”. Arrivano in questo luogo di accoglienza o perché hanno trovato informazioni su internet, o perché lo hanno segnalato a queste donne che sono ancora incerte se abortire o meno. Ma oltre all’ascolto c’è anche la solidarietà concreta: “La città si prende cura di chi si trova in situazione di difficoltà e nello stesso tempo fa una scelta per la vita anche dal punto di vista economico”. “Accanto al Cav – aggiunge – c’è la solidarietà di tante persone: c’è la psicologa, che aiuta a rimuovere alcuni ostacoli possibili, c’è tutto un lavoro sui diritti che hanno queste donne, c’è il sostegno concreto del banco alimentare. E poi ci sono le famiglie che, conoscendo queste realtà, ci portano vestiti, scarpe, giocattoli”. Nella città di Trento dunque “c’è molta disponibilità all’aiuto da parte delle persone, anche se molti non conoscono ancora il Cav. Ma è importante – conclude la presidente – che oltre alla solidarietà della Provincia ci sia il sostegno concreto della gente comune”.a cura di Francesca LozitoSchedaLa proposta chiede d’inserire un articolo 4 bis in cui si va a trattare il tema della prevenzione dell’interruzione volontaria di gravidanza (ivg): “Per dare attuazione al diritto a una procreazione cosciente e responsabile – si legge -, al riconoscimento del valore sociale della maternità e alla tutela della vita umana fin dal suo inizio, nonché per evitare l’uso dell’aborto volontario come mezzo di controllo delle nascite, la Provincia potenzia l’assistenza delle donne in gravidanza, per rimuovere le cause che le inducono a richiedere l’interruzione volontaria della gravidanza, consentendo loro, inoltre, di far valere i propri diritti di madri e di lavoratrici”. Il secondo articolo chiede di potenziare il ruolo non solo dei consultori ma di tutti quegli enti che a fronte di una richiesta di aborto entrano in contatto con le donne e sono tenuti a informarle delle tutele e dei sostegni previsti dalla normativa in materia, delle modalità di accesso ai servizi sociali, sanitari e assistenziali, dell’esistenza di enti o associazioni disponibili a garantire un effettivo diritto alla maternità. Infine, all’articolo 3 si propone di istituire un elenco di enti ed associazioni disponibili ad aiutare le donne in queste condizioni.(18 giugno 2010)