UMBRIA

Ad alto rischio di abuso

Proposta di legge sulle “differenze di genere”

“Oggi la piena realizzazione di sé e dei propri desideri, la costruzione della propria identità secondo percorsi individuali non costituiscono più un problema solo privato ma investono anche la sfera pubblica”. È quanto si legge nella breve relazione introduttiva alla proposta di legge regionale su “Norme contro le discriminazioni determinate dall’orientamento sessuale o dalla identità di genere” approvata dalla Terza commissione del Consiglio comunale di Perugia il 14 febbraio e già inserita all’ordine del giorno del Consiglio ma poi rinviata.Presentata e sostenuta dalla consigliera Ds Maria Pia Serlupini, incaricata dal sindaco a seguire le Politiche delle differenze e delle pari opportunità, la votazione ha registrato il voto contrario dei due consiglieri dell’opposizione e del consigliere della Margherita. Il testo riprende, con alcune differenze, la legge, con lo stesso titolo, approvata dalla Regione Toscana nel novembre 2004, e proposte di legge presentate in Piemonte, in Emilia Romagna e in Lombardia. Tutte a firma Ds e sostenute dalle associazioni gay. L’obiettivo della proposta di legge, definito all’articolo 1, è garantire “il diritto all’autodeterminazione di ogni persona in ordine al proprio orientamento sessuale e alla propria identità di genere” (art.1).Proposta insensata. Negativo il giudizio su tutta la legge espresso dal presidente del Forum regionale delle associazioni familiari, Simone Pillon. “Tutta la proposta di legge, più che contro le discriminazioni, pare essere a favore della incentivazione delle differenze di genere, ben oltre la differenza uomo/donna” commenta, sottolineando in particolare gli articoli 10 e 11 nei quali vengono affidati alle Aziende sanitarie locali interventi di “informazione, consulenza e sostegno per rimuovere gli ostacoli alla presa di coscienza della persona circa il proprio orientamento sessuale o identità di genere”, nonché il compito di “promuovere il confronto culturale sulle tematiche familiari” direttamente o “stipulando convenzioni con le associazioni e gruppi rappresentativi dei diversi orientamenti sessuali e identità di genere”. “Non capisco – commenta Pillon – che senso ha affidare compiti di tal genere ad una azienda sanitaria, ma non è difficile prevedere che le associazioni gay, trans e quant’altro beneficeranno di tali convenzioni per promuovere le loro idee”.Chi si preoccupa delle famiglie? “È gravissimo – continua Pillon – anche l’articolo 13 che impone ai pubblici esercizi di prestare il proprio servizio indipendentemente da qualsiasi valutazione anche ad eventuali gay pride o a festicciole di dubbia moralità. È chiaro che questa norma si presta a facilissimi abusi da parte di persone che facciano della propria omosessualità non un fatto privato da vivere nella propria riservatezza, ma un fatto pubblico e politico da vivere quanto più possibile sbandierandolo a destra e sinistra”. Stesso giudizio, “gravissimo”, per l’articolo 14 che mira a costituire un osservatorio regionale sulle discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere “composto, guarda caso – osserva Pillon – sempre da membri dei gruppi e delle associazioni rappresentative dei diversi orientamenti sessuali. Fa molto specie, perché mentre dei diritti della famiglia e delle discriminazioni che la famiglia subisce ogni giorno, nessuno parla, invece si corre dietro a queste associazioni che sono costituite da pochissime persone, ma che in questo momento hanno una grande visibilità politica per fini, io credo, elettorali”. Una delle ideologie possibili. Con tale legge si mira anche ad “imporre culturalmente, pedagogicamente, eticamente, la cultura dell’identità di genere che non è altro che una ideologia tra le tante possibili” commenta, concludendo con l’auspicio che Comune di Perugia e Consiglio regionale dell’Umbria “si occupino dei problemi della famiglia, per esempio prendendo in esame la proposta di legge regionale sulla famiglia, che come Forum abbiamo tra l’altro contribuito a preparare, utilizzando il proprio tempo per occuparsi dei veri problemi delle famiglie che tutti i santi giorni tirano la carretta, portano i figli a scuola, li crescono, li educano, li preparano a vivere in questa società e che, un domani, saranno quelli che pagano la pensione a tutti”.A chi conviene. La proposta di legge è sostenuta dalle associazioni Arcigay e Arcilesbica di Perugia che la considerano un importante passo avanti contro le discriminazioni nei confronti degli omosessuali. Si tratta delle stesse associazioni che hanno diffuso comunicati stampa contro il corso “Se questo è amore” che suor Roberta Vinerba da tre anni propone ai giovani e agli adolescenti di Perugia. A loro giudizio il corso potrebbe veicolare “messaggi omofobi e discriminanti”, inoltre la contestano perché non parla di omosessualità e transessualità e tutto quanto possa essere compreso nell’espressione “identità di genere”.a cura di Maria Rita Valli(11 maggio 2007)