UMBRIA
Tra gli ambiti l’assistenza domiciliare, gli anziani e la cultura
Nel 2007 in Umbria si sono iscritte nell’apposito registro regionale 567 associazioni di volontariato. Dall’analisi svolta su di esse dal Consiglio regionale risulta che il volontariato è particolarmente attivo nei settori dell’assistenza domiciliare, degli anziani e della cultura. Trentuno sono state nel 2007 le nuove associazioni iscritte: 22 nel sociale, 5 nella cultura, 2 nella protezione civile e 2 nello sport; 18, invece, le cancellazioni per inattività accertata. La loro matrice è prevalentemente umbra, spesso comunale, a eccezione dell’Avis, dell’Aido, dell’Auser, della Confraternita della Misericordia. Nella Regione c’è uno stretto rapporto di collaborazione tra i Comuni e il mondo del volontariato, quasi sempre regolamentato da convenzioni, che prevedono la concessione di contributi economici, strutture e attrezzature per poter meglio svolgere le varie attività. Fra i nuovi impegni del volontariato figurano la cooperazione internazionale, la mediazione culturale al fine di consentire l’accoglienza e la convivenza fra le varie culture e il sostengo ai soggetti svantaggiati. L’impegno dei giovani. Numerosi i giovani impegnati nel volontariato. Questo è un vero sospiro di sollievo per il mondo giovanile regionale, in parte messo sotto accusa dopo l’omicidio di Meredith Kercher. “Un adolescente, un giovane in particolare – rileva Gaetano Mollo, docente di pedagogia generale all’Università di Perugia – ha bisogno di relazioni, di comunicare e di sentirsi utile agli altri. I giovani hanno un forte anelito alla condivisione e alla partecipazione, assieme a una grande capacità di compromissione e di compassione per l’altro”. Questa, afferma Mollo, è “l’istanza che spinge molti giovani ad impegnarsi nel sociale: i giovani vogliono uscire dal loro isolamento e, in piccoli gruppi, sentono la necessità di condividere situazioni di aiuto”. Il volontariato, inoltre, “può rappresentare un’opportunità per sviluppare competenze e capacità non incluse in ambiti schematizzati, come può essere la scuola o il mondo del lavoro. I giovani possono trovare spazi personali da costruire, che non siano quelli istituzionali della famiglia, della scuola o dell’apprendistato”. “Nella mia esperienza – continua il docente – ho visto che molti nostri giovani possono vivere nel volontariato un protagonismo sociale e possono sviluppare il loro senso etico, trovandovi anche l’opportunità di lavorare in gruppo, di attivare un modo di relazionarsi e, quindi, vivere il senso della comunità, fondamentale per sentirsi riconosciuti e per riconoscersi attraverso gli altri”. Più presenti nel “volontariato laico”. “Nella nostra gente umbra, in modo particolare nei giovani, è molto alto il senso del volontariato”. Ad affermarlo è don Edoardo Rossi, rettore del seminario minore di Spoleto e docente alla scuole superiori. “Come parroco, ma anche come insegnate, sono testimone del grande impegno che i nostri ragazzi mettono al servizio di anziani, bambini, diversamente abili”. “Svolgo anche il mio servizio pastorale tra i granatieri di Sardegna della «Caserma Garibaldi» di Spoleto – aggiunge il sacerdote – e posso dire della grande dedizione agli altri dei militari. Insieme, stiamo portando avanti un progetto di volontariato in una casa che accoglie ragazze disabili. Come Chiesa dovremmo, però, essere più presenti nel mondo del cosiddetto volontariato laico. Penso ai numerosi centri per anziani distribuiti in tutta l’Umbria, ma anche alle altre forme di associazionismo. In questo momento storico le persone sono sempre più alla ricerca di altro, di qualcosa che sia utile per gli altri, per la società. Allora, anche noi sacerdoti nell’annunciare Cristo dovremmo essere meno cupi e più gioiosi”. Formare i volontari. Il presidente del Centro servizi volontariato (Cesvol) di Perugia, Luigi Lanna, punta l’attenzione sulla “qualità” del volontariato. “Il volontariato per sua natura – sostiene – non presuppone grandi leggi di cornice, perché la spontaneità viene di volta in volta creata dal contesto in cui si opera. Certo, un’attenzione diversa da parte della comunità locale umbra al volontariato ci sembra necessaria, soprattutto per permettere una migliore esplicitazione di quel welfare leggero di cui tanto si parla, ma che poco si realizza”. Tema molto a cuore al Cesvol è la formazione delle associazioni di volontariato. “Le associazioni si rivolgono spesso a noi – precisa Lanna – affinché si faccia formazione specifica, particolarmente a livello informativo”.”Il Cesvol di Perugia – racconta – è attualmente impegnato nella costruzione, in alcuni plessi scolastici del territorio, degli sportelli del volontariato, gestiti dagli stessi studenti. Ciò per sensibilizzare il mondo giovanile all’attenzione verso l’altro. Affinché il volontariato non venga concepito solo come una funzione del dopo lavoro, rivolto principalmente a soggetti in pensione o che hanno esaurito le loro esperienze lavorative”.a cura di Francesco Carlini (08 maggio 2008)