UMBRIA

In famiglia è meglio

Approvato il Fondo per la non autosufficienza

Il Consiglio regionale dell’Umbria ha approvato, di recente, a maggioranza il “Fondo per la non autosufficienza”. 31 milioni di euro per favorire la permanenza in ambito familiare dei pazienti da assistere. Il Consiglio ha anche approvato tre emendamenti che ammettono la possibilità di integrare il Fondo con risorse private. La finalità del Fondo è assistere a domicilio le persone non autosufficienti, (anziani, disabili adulti, disabili minori) evitando per quanto possibile il ricovero in strutture residenziali, anche perché il numero dei soggetti da assistere è destinato a crescere per effetto dell’allungamento della vita media e del gran numero di anziani presenti in Umbria. Alcuni contrasti. “Il fondo per la non autosufficienza – afferma il sociologo Carlo Carlini, impegnato in diversi progetti regionali a favore di persone diversamente abili – deriva da una iniziativa presa tempo addietro (soprattutto su spinta del sindacato) che traeva origine, a sua volta, da una necessità di attenzione alle persone anziane non autosufficienti. In questo senso tutto l’impianto della proposta, anche quella legislativa, risente fortemente di questa impostazione. Se si trasporta il concetto di non autosufficienza, ad esempio, nel campo della disabilità (quella non anziana) gli aspetti legati alla ristretta area dell’assistenza devono fare i conti con le istanze di autonomia, di riabilitazione e di integrazione sociale che sono maggiormente proprie di fasce di popolazione (quali quelle giovanili e adulte, ma non anziane), le quali hanno prospettive, orizzonti ed aspettative molto diverse da un anziano”. In questo senso, “si è avuto un aspro conflitto su tale ambito, sostenuto in particolar modo da quelle realtà associative che tutelano i diritti e gli interessi dei disabili. La contestazione, appunto, è che la legge è costruita specificamente per i non autosufficienti anziani e non per i disabili”. Le associazioni, continua il sociologo, “hanno rilevato su questo argomento una certa discriminazione anche sul fatto che anziani e non autosufficienti potremmo diventarlo tutti, mentre essere disabili è tutta un’altra cosa”. Un altro aspetto è quello legato a dove vanno a finire i soldi e a chi gestisce questo fondo: “Provenendo da un periodo in cui sono stati cancellati alcuni fondi che erano diretti al servizio pubblico, qualcuno ha paura che questi soldi, che sono tantissimi, vadano a perdersi nei bilanci pubblici, soprattutto quello sanitario. Su questo aspetto alcune associazioni (soprattutto la Fish, Federazione italiana superamento handicap) sono rimaste ferme sull’esigenza che i soldi venissero dati direttamente ai disabili e non passassero tramite il pubblico”.Un passo avanti. Per Marcello Rinaldi, delegato regionale della Caritas Umbria e direttore della Caritas diocesana di Orvieto-Todi, il fondo per la non autosufficienza è senz’altro un passo in avanti verso un modello di welfare comunitario molto attento alla famiglia. “Credo – sostiene Rinaldi – non sia da sottovalutare il sostegno alle famiglie, cercando di ritardare il più possibile i ricoveri nelle strutture assistenziali, tra l’altro molto più costose. L’entità del fondo appare considerevole, anche se bisognerà vederne gli effetti con l’attuazione pratica. Il rischio che la burocrazia riassorba parti significative delle risorse è sempre in agguato. Mi pare concretissimo il pericolo che il fondo confluisca nei calderoni dei bilanci degli enti locali, con un uso maggiormente politico. In questo senso anche il contenuto del futuro Regolamento attutivo sarà determinante per l’esito complessivo della legge”. La critica delle associazioni per disabili, continua Rinaldi, “mi pare fondata. Il disabile, normalmente inteso, è un’altra cosa rispetto al non autosufficiente anziano. Ma non per questo diminuisce la validità del provvedimento. Credo che, nell’ambito della breccia aperta dalla legge sulla non autosufficienza, si potrà andare meglio incontro anche alle associazioni dei diversamente abili”. Meglio in famiglia. Loda il fondo regionale per la non autosufficienza suor Ottavina Bressanin, superiora dell’Istituto Nazareno di Spoleto, residenza protetta per anziani. “È stato fatto un passo in avanti”, commenta: “La scelta di far passare la vecchiaia ad un persona nella sua famiglia di origine è ottima. A volte il problema per cui le famiglie ricorrono alle nostre residenze protette non sono i soldi, come si potrebbe pensare. Ci sono varie situazioni di disagio. Penso ad esempio a persone di 75 anni, magari malate, che in casa hanno un genitore di 95 anni. E in Umbria di casi del genere, di oggettiva fatica, ce ne sono molti. La gente spesso, poi, è delusa dalle badanti. Capita anche che ci siano atteggiamenti del tipo: «O scegli me o i tuoi genitori». È una frase che di frequente, purtroppo, viene detta da uno dei due coniugi all’altro. In genere, quindi, le famiglie ricorrono a noi dopo avere tentato più percorsi di assistenza per gli anziani”. La residenza protetta, aggiunge madre Bressanin, “accoglie gli ospiti con amore, ma nei loro volti, soprattutto in quelli che non hanno scelto liberamente di viverci, si coglie molta sofferenza. La famiglia, ripete, è il luogo naturale dove terminare la propria esistenza terrena”.a cura di Francesco Carlini(18 giugno 2008)