UMBRIA

Maternità serena

Disposizioni per il “parto fisiologico indolore”

La III Commissione consiliare permanente della Regione Umbria ha discusso, nei giorni scorsi, una proposta di legge riguardante le “Disposizioni regionali per il parto fisiologico indolore”. Il testo è attualmente all’esame delle commissioni competenti. È dunque intenzione della Regione uniformarsi al piano nazionale, che ha inserito il parto indolore fra i livelli essenziali di assistenza. È la seconda volta che viene presentata tale proposta di legge. Nello scorso mese di maggio la III Commissione aveva interrotto l’iter, affermando che questa materia avrebbe trovato spazio nella bozza del nuovo piano sanitario regionale (2009-2011). Il piano sanitario è proprio in questi giorni in discussione e la riproposizione delle medesime disposizioni sul parto fisiologico indolore fa pensare che la materia non sia stata ampiamente trattata. In Umbria il primo ospedale dove si è iniziata a praticare la peridurale – una ventina di anni fa – è quello di Narni. Poi, però, a partire dal 1996, polo d’eccellenza per il parto fisiologico indolore è divenuto il nosocomio S.Giovanni Battista di Foligno. Attualmente anche in altri presidi ospedalieri si pratica l’epidurale per il parto, anche se non in maniera continuativa (ad esempio non 24 ore su 24). Sofferenze inutili. “Le donne che scelgono la peridurale per concepire il loro figlio/a non sono mamme di serie B; non sono delle madri sconfitte solo perché hanno scelto di non soffrire durante il parto”. A parlare è Giancarlo Nizzi, fino a due mesi fa responsabile della struttura semplice di analgesia ed anestesia ostetrica dell’ospedale di Foligno, ora in pensione. In dodici anni ha praticato 2.400 epidurali. “In tutti i Paesi europei e del Nord America – dice – il 40-50% delle donne utilizzano l’analgesia epidurale. In Italia appena il 4%. In Umbria ancora meno. La nostra arretratezza in questo campo, e sono per questo felice che la Regione se ne occupi, deriva da due motivazioni”. La prima è culturale: “È molto diffusa la concezione che il dolore del parto debba essere sopportato dalla donna solo per il fatto che tale dolore è finalizzato alla nascita del proprio figlio. Alcuni addirittura parlano del momento verità, in cui la gravidanza ha l’opportunità di dimostrare di essere una donna valida e forte”. La seconda ragione è “di carattere organizzativo sanitario: occorre una disponibilità 24 ore al giorno per tutti i giorni dell’anno da parte del medico anestesista. Manca anche un’informazione scientifica corretta fatta da personale qualificato”. È la donna a scegliere, liberamente, di non volere un parto doloroso. “L’epidurale – continua Nizzi – è una tecnica sicura e collaudata per la madre e per il bambino. Il farmaco utilizzato per abolire il dolore del parto è di circa 10 volte meno potente di quello utilizzato per eseguire un cesareo. Il dolore percepito è simile a quello per un prelievo di sangue. Uno dei vantaggi è che la donna trascorre le ultime settimane della gravidanza serena e tranquilla, poiché sa che nel caso di un travaglio iperalgico, cioè molto doloroso, potrà usufruire entro pochi minuti di questa tecnica in grado di abolire un dolore inutile come quello del parto”. Superare il dolore per acquistare autostima. “Ho partorito tre volte, tre volte in modo diverso, tre volte i dolori sono stati differenti. Tutto senza epidurale”. È quanto afferma la dottoressa Rita Musco, psicologa, psicoterapeuta, consulente familiare, trainer per corsi di parto, psicologa del centro di pastorale familiare dell’arcidiocesi di Spoleto-Norcia. “La paura di soffrire – sostiene – non va evitata. Neanche nel parto. È falso dire che l’epidurale elimina il dolore, che rimane altissimo nella prima parte del travaglio, quando cioè avviene la dilatazione dell’utero. Si rischia di perdere la naturalità di concepire un figlio. È necessario, allora, dire alle partorienti che a quel dolore farà seguito una cosa molto positiva. Non sono una masochista. Dico solo che di dolori di parto, che sono diversi dalle complicazioni, non è morta mai nessuna donna. Si deve agire sulla consapevolezza della persona, in questo caso della futura mamma: superando il dolore si acquista autostima”. Per Musco, “se lo evitiamo costantemente, non riusciremo mai a sapere il nostro grado di resistenza”. “Io mi chiedo – continua la dottoressa – e lo dico anche alle persone che incontro: quando al dolore non c’è rimedio, quando non è possibile diminuirlo con un’iniezione, cosa facciamo? Tornando nello specifico, con il parto fisiologico indolore si cerca di medicalizzare qualcosa che non è medico, ma solo di donna. Ci si deve educare al fatto che il parto non è un rischio e che in un parto non è sempre necessario un medico”. a cura di Francesco Carlini(12 dicembre 2008)