UMBRIA
Il Garante regionale per l’infanzia e l’adolescenza
Il Consiglio regionale dell’Umbria ha istituito il Garante regionale per l’infanzia e l’adolescenza. L’Umbria è la decima Regione italiana ad avere questa figura che avrà il compito della tutela attiva dei diritti e degli interessi individuali dei minori che vivono sul territorio regionale, della promozione di una cultura dell’infanzia e del coinvolgimento dei soggetti istituzionali interessati. Il Garante verrà eletto dal Consiglio regionale a maggioranza assoluta dei consiglieri; sarà scelto fra persone esperte che hanno maturato esperienza nel campo dell’età evolutiva e in quello educativo. La legge umbra stabilisce che il Garante riferisca in Aula sulla propria attività almeno una volta l’anno. Ogni tre anni, infine, il Consiglio regionale in collaborazione con il Garante, con i servizi regionali e con gli enti preposti organizzerà una conferenza regionale per fare il punto sulle problematiche dell’infanzia e dell’adolescenza. Particolare attenzione sarà rivolta alla prevenzione di abusi e violenze, allo sfruttamento del lavoro minorile, all’abbandono scolastico, ma anche in generale ai contenuti dell’informazione televisiva. Un’azione di vigilanza, quest’ultima, svolta in sinergia con il Corecom Umbria, Comitato regionale per le comunicazioni.A difesa dei minori. “La legge regionale che istituisce il Garante per l’infanzia e l’adolescenza – afferma Marco Milella, docente di pedagogia generale e sociale e di psicologia generale all’Università degli studi di Perugia – rientra in un contesto più ampio legato alla tutela dei diritti umani, in particolare quelli dei minori. Due i filoni che possono aver guidato il legislatore regionale nella composizione del provvedimento. Il primo trova il suo fondamento nella constatazione che, nello scorrere dei secoli, i più piccoli sono sempre stati i primi ad essere sacrificati. Anche oggi sono coloro che facilmente vengono dimenticati, che non possono far valere le loro ragioni o raccontare le violenze subite. La legge è sicuramente uno strumento per superare questi ostacoli, in una Regione come l’Umbria che non è immune da casi di violenza o di maltrattamenti in genere sui minori”. L’altro filone che può aver spinto il Consiglio regionale a varare questo tipo di provvedimento è “il tentativo di tutelare il patto tra le generazioni che sta venendo meno. Oggi siamo dinanzi ad una infanzia e ad una adolescenza ‘rare’, cioè in diminuzione rispetto ad altre generazioni”. Molta speranza. Entrando nello specifico della legge, dice ancora Milella, “si può capire come la Regione auspichi un utilizzo delle risorse migliori a favore dei minori. Il provvedimento parla anche di un ufficio del Garante: si spera che sia composto da figure di elevata professionalità, dotate di personale autorevolezza. Nel testo si sarebbe potuto specificare meglio il rapporto del Garante con l’autorità giudiziaria, in particolare con il Tribunale dei minori”. Sarebbe interessante, aggiunge il docente, “se il Garante, che deve essere una persona istituzionalmente e professionalmente valida, e possibilmente non politica, potesse proporre dei corsi di formazione per tutti quei soggetti che si occupano di minori: operatori sociali, docenti, giudici… Sarebbe auspicabile anche dar vita a corsi di formazione per operatori interculturali, visto che oggi, comunque, i minori che hanno più bisogno sono quelli stranieri”. Nella legge, prosegue Milella, “noto che si dà molta importanza ai mezzi della comunicazione. Ci vuole discrezione quando ci sono di mezzo i bambini, il pettegolezzo non aiuta. Comunque c’è molta speranza intorno alla figura del Garante”.Troppe figure. Più scettico è Marcello Lucci, coordinatore-educatore del Centro educativo minori Santa Rita a Roccaporena di Cascia: “Analizzando la prima parte della legge in cui sono descritte le finalità dell’eventuale opera del Garante si percepisce una strana sensazione: come può una singola figura, con tutti i buoni propositi, sovrintendere tutti gli aspetti che riguardano la dimensione educativa, ovvero promuovere tutte quelle iniziative di raccordo tra gli enti locali, la scuola, le istituzioni che si occupano dei minori come soggetti titolari di diritti in generale? A mio parere andrebbero risolti i problemi già esistenti all’interno di ogni struttura, ente e istituzione che si occupano di minori”. Per Lucci, “i problemi che oggi ci troviamo ad affrontare sono organizzativi, economici o di investimento, strutturali, vincoli burocratici, confuse competenze territoriali e altro. Tutto ciò già rende difficile l’operato di tanta gente professionalmente competente che opera nel settore”. L’istituzione del Garante “potrebbe essere l’ennesimo operatore a disagio inserito in un groviglio di figure professionali, spesso poco considerate nel loro impegno quotidiano”. Queste ultime, conclude l’operatore, “dovrebbero essere di per sé già garanti di tutti i principi e valori enunciati nella legge di istituzione del Garante regionale per l’infanzia e l’adolescenza”.a cura di Francesco Carlini(18 dicembre 2009)