UMBRIA
Non una formalità ma una sensibilità educativa
È sempre accesa la discussione, nel Consiglio regionale dell’Umbria, sull’introduzione di un riferimento nello Statuto ai santi Benedetto da Norcia e Francesco d’Assisi. Tale proposta era stata avanzata già nel “Contributo per lo Statuto Regionale dell’Umbria”, offerto dalla Conferenza episcopale umbra (Ceu) nel 2002, nel quale si legge che “tenere conto e valorizzare questo patrimonio, trasferendolo nelle dovute forme nei principi ispiratori dello Statuto regionale, nel rispetto del pluralismo, non costituisce forzatura alcuna, anzi disvela l’intima struttura e le fibre costitutive della società umbra”. Per colpa dell’ideologia. Era stato mons. Vincenzo Paglia, vescovo di Terni-Narni-Amelia e presidente della Ceu, a tornare a sollecitare l’introduzione del riferimento, nello Statuto regionale, ai due Santi umbri più conosciuti al mondo. Quale momento, poi, sarebbe stato più indicato dell’annunciata visita di Benedetto XVI, per concludere positivamente una vicenda durata anni? La proposta, avanzata all’inizio di gennaio contestualmente all’annuncio della visita del Papa, prevista ad ottobre per il XXV anniversario dell’incontro interreligioso per la pace di Assisi, aveva subito trovato il favore di tutta l’opposizione consiliare e anche dell’area più moderata della maggioranza. L’inserimento di Benedetto e Francesco nello Statuto sembrava cosa fatta. Pochi giorni dopo aver sollevato la questione, dialogando con i giornalisti in occasione della festa di san Francesco di Sales, mons. Paglia doveva però constatare con amarezza che la sua proposta, “una considerazione di valore storico”, era stata “strattonata” e “rovinata”, diventando un “fatto ideologico”. Come risultato, la proposta è passata dalla Commissione speciale per le riforme statutarie e regolamentari all’Assemblea legislativa e viceversa per ben due volte, senza decisioni diverse dal rinvio e accompagnata dalle esternazioni più disparate, tra accuse di inconcludenza e più espliciti inviti a sostituire il nome di Francesco con un presunto riferimento francescano a “sora acqua… pubblica”. Occasione perduta. Antonio Nizzi, direttore editoriale della “Gazzetta di Foligno” e già membro del gruppo che nel 2002 stilò il contributo della Ceu per lo Statuto, sottolinea: “I visitatori e gli studiosi della nostra terra hanno sempre messo in luce il misticismo umbro, con le sue cattedrali, abbazie ed eremi, che hanno profondamente segnato la storia e la geografia della regione. Ora, però, piuttosto che alle radici dei valori ci si limita a guardare alle loro manifestazioni più recenti. Un esempio? L’idea che eventi risalenti al XX secolo possano rappresentare al meglio i tratti identitari della nostra regione. Eppure, l’Umbria non può prescindere da Benedetto e Francesco: la cultura e l’arte, il costume e le tradizioni della Regione sono stati plasmati da queste e altre esperienze cristiane, diventate poi patrimonio comune di credenti e non credenti”. Secondo Nizzi, della proposta “non se ne farà nulla. Però non ci stracceremo le vesti: la vita della Chiesa continua anche senza la presenza dei nomi dei Santi nello Statuto, e non è con l’aggiunta di quei riferimenti che i politici guadagneranno consensi o risolveranno i gravi problemi del momento. Ci inquieta, però, la frattura tra Paese legale e Paese reale, che in Umbria è evidente e che questa disputa rivela ancora una volta”.”Ci preoccupa anche quest”ignoranza invincibile’ per la storia politico-religiosa propria di chi, per miopia culturale, non riesce a vedere più in là di un secolo o poco più – prosegue Nizzi -. La nostra è fondamentalmente una preoccupazione educativa: è compito anche della politica evitare che questa forma di ‘presente permanente’, nel quale vivono molti giovani privati di ogni rapporto organico con il passato storico del tempo e dello spazio in cui vivono, sia fonte di ‘distruzione del passato’, cioè dei meccanismi che connettono l’esperienza dei contemporanei a quella delle generazioni precedenti”. Un vero peccato, perché, come ha affermato mons. Paglia, “inserire il riferimento ai due Santi poteva essere un’occasione straordinaria, un regalo per l’Umbria. Perché non trovare il modo di riconoscere la storia, riconoscere due giganti umbri che vengono guardati dal mondo intero, da chi crede e da chi non crede? Purtroppo noi cristiani in Umbria attingiamo poco dalla ricchezza di questi due giganti, ne capiamo poco il valore”.a cura di Fabio Massimo Mattoni(01 aprile 2011)