UMBRIA
Un protocollo con la Conferenza episcopale a favore dei profughi
Sviluppare la collaborazione tra Regione Umbria, rete istituzionale dei Comuni umbri e Conferenza episcopale regionale per rispondere all’emergenza umanitaria dei profughi provenienti dal Nord Africa attraverso un modello attento alla centralità della persona e orientato ad un’accoglienza diffusa sull’intero territorio regionale. È l’obiettivo dei due protocolli d’intesa sottoscritti il 25 luglio a Perugia dalla presidente della Regione Catiuscia Marini, dal presidente dell’Anci regionale e sindaco di Perugia, Wladimiro Boccali, e da mons. Vincenzo Paglia, vescovo di Terni-Narni-Amelia e presidente della Conferenza episcopale umbra (Ceu). Degli attuali 20 mila profughi nordafricani presenti in Italia l’Umbria ne ha già accolto poco più di 300 come richiesto dal Governo, ma la regione, assicura una nota della Ceu, “non si tirerà indietro se l’emergenza dovesse proseguire”. Rafforzare la sinergia. Con i protocolli d’intesa, la Regione si impegna a favorire il potenziamento della collaborazione già in atto tra le parti e a sviluppare “ulteriori iniziative per favorire il processo di autonomia e integrazione” dei profughi. Da parte sua la Ceu, “tramite la delegazione delle Caritas umbre, si impegna a garantire la cura, il coordinamento e l’indirizzo delle attività svolte nelle diocesi coinvolte per l’assistenza e l’accoglienza delle popolazioni ospitate nel rispetto degli obiettivi pastorali propri della missione delle Chiese in Umbria”, e a “favorire una efficace collaborazione con la rete dei servizi sociali”. All’Anci il compito di favorire la “sensibilizzazione delle istituzioni locali”, la “collaborazione” tra queste ultime e “i soggetti gestori delle strutture di accoglienza”, e quello di “sviluppare, in sinergia con le associazioni del terzo settore, progetti formativi e di integrazione” della popolazione accolta”.Solidarietà e civiltà. Secondo Catiuscia Marini, con la firma dei protocolli viene formalizzato “il lavoro svolto in questi ultimi tre mesi” secondo uno stile di accoglienza che “interpretasse i valori di solidarietà e di civiltà della nostra terra”. Un “modello organizzativo e gestionale” che, in collaborazione con il Governo (rappresentato sul territorio dalle Prefetture di Perugia e Terni), ha visto operare insieme la Regione (attraverso la Protezione civile con il suo Centro regionale di Foligno), le Amministrazioni locali e i Comuni con il coordinamento dell’Anci, “che da sempre gestisce progetti mirati di accoglienza dei richiedenti asilo”, e “il mondo del volontariato”. “Il salto di qualità”, ha sottolineato la presidente della Regione precisando di avere rifiutato la soluzione dei campi d’accoglienza, è stato “la volontà di tenere insieme le istituzioni pubbliche con la rete ricchissima del volontariato”. Di qui il personale ringraziamento a mons. Paglia, alla Caritas regionale e ai suoi volontari operanti nella gran parte dei 27 Comuni umbri coinvolti. Marini parla di scelta “che ha messo al centro le persone con i loro bisogni e i loro diritti e, nel contempo, consentito un alto livello di sicurezza che pure deve essere garantito!”. “Nel protocollo – ha concluso – sono indicati anche aspetti” relativi a “progetti sociali rivolti alla permanenza di questi immigrati nel nostro territorio”.Soluzione “umana e bella”. Il modello applicato “nella nostra regione – ha confermato mons. Vincenzo Paglia – ha permesso non solo la soluzione vera all’accoglienza di questi profughi, ma anche una soluzione umana e bella”, aspetto “non secondario in una situazione come quella che stiamo vivendo. Di fronte alle paure per l’arrivo in massa di persone in fuga dal Nord Africa, abbiamo dimostrato che la disponibilità della regione in generale, ed è bene sottolineare la pluralità dell’accoglienza fornita da soggetti diversi che hanno dato vita ad una armoniosa collaborazione tra loro, ha permesso a questi nostri fratelli e sorelle” che “hanno attraversato il mare della morte”, di trovare qui “una sponda attenta”. “Non si tratta solo di aprire le porte – ha precisato -, ma di accogliere in una tradizione che è la nostra, con umanità e spirito di fratellanza, portatrice dei valori francescani di pace”. “Questo modello di accoglienza”, ha quindi sottolineato il presule, “inizia a raccogliere i suoi frutti nel vedere una serenità nella vita di queste persone”. Assicurando il prosieguo della collaborazione della Conferenza episcopale umbra e della Caritas regionale, sempre attente “a tutte le indicazioni che verranno”, mons. Paglia ha rilevato che questo impegno “probabilmente richiederà una continuità” anche “nella scelta e nelle modalità per aiutare i diversi tipi di profughi che arrivano, perché non tutti sono uguali e non tutti hanno le stesse esigenze. In questo caso l’Umbria è la più piccola, ma certamente non è l’ultima delle regione a mostrare un’accoglienza bella, fraterna e umana”. Wladimiro Boccali ha confermato la volontà dell’Anci “di proseguire” nell’impegno di “accoglienza dei rifugiati” secondo il modello di partecipazione di diversi soggetti “che tutti abbiamo potuto verificare essere il migliore possibile”.(27 luglio 2011)