VALLE D'AOSTA

Memoria da salvare

Uno stanziamento per il riordino degli archivi parrocchiali

La Giunta regionale della Valle d’Aosta, il 20 aprile, ha approvato, con un impegno di spesa di oltre 16 mila euro, l’erogazione di contributi destinati al riordino degli archivi delle parrocchie di Saint-Martin di Antagnod, di Saint Léonard di Saint-Rhémy en Bosses, di Notre-Dame-du-Carne a Valsavarenche e la continuazione della sistemazione dell’archivio del capitolo della cattedrale di Aosta. Il contributo viene concesso ai sensi della legge 27 del 21 luglio del 1997, leggermente modificata con la numero 25 dell’11 dicembre 2002, dal titolo “Norme per la partecipazione della Regione autonoma Valle d’Aosta alle iniziative di riordino, inventariazione conservazione e tutela e valorizzazione degli archivi di interesse storico”.A tale scopo dal 1997 è stata siglata una convezione, periodicamente rinnovata, tra la Regione e l’Ordinario diocesano per gli interventi sugli archivi ecclesiastici. Come recita l’art. 2 della legge, l’archivio storico, in collaborazione con l’Ordinario diocesano, procede annualmente a definire il programma di riordino e inventariazione dei fondi archivistici, dopo aver effettuato sopralluoghi e valutato i requisiti strutturali indispensabili a una corretta conservazione del materiale documentario. L’articolo 3 della legge enumera in ordine di priorità, le iniziative per le quali i possessori di archivi storici già inventariati o per i quali esista un progetto di riordino, possono avanzare richiesta del contributo pari al 95% del spese sostenuto.Gli effetti della legge. Sia l’Ordinario diocesano che la responsabile dell’archivio storico sono soddisfatti dei risultati che ha portato l’approvazione della legge; attualmente il riordino si avvicina al 50% degli archivi esistenti nel territorio regionale. In effetti, la legge ha portato alla luce manoscritti dell’XI secolo di antichi codici liturgici, documenti a partire dal XIII secolo, registri degli ultimi anni del XV e dei primi del XVI secolo e diverse pergamene: tutti documenti altrimenti inaccessibili. Negli archivi vi sono notizie sulla vita della comunità; infatti a quei tempi, la parrocchia e l’amministrazione comunale non erano concetti ben distinti. Del resto la parrocchia è stata, soprattutto negli ambienti rurali, un elemento fondante della comunità; sono stati infatti trovati documenti che registrano gli effetti dell’emigrazione sulla coesione dei nuclei familiari e sui costumi, altri che misurano la penetrazione nel comune sentire dell’ideologia liberale e anticlericale, ma oltre alla sfera individuale, non mancano registrazioni di eventi climatici, epidemie, terremoti e frane.Doverosa eredità. Maria Costa, capo servizio dell’archivio, ha precisato: “Abbiamo iniziato prima il riordino dei grandi archivi ecclesiastici della diocesi, della curia vescovile, del seminario maggiore, dell’archivio della collegiata di S. Orso, di quello della prevostura e del capitolo della cattedrale, che non è ancora terminato. Per quanto concerne le parrocchie, si è cercato di procedere in parallelo con il riordino degli archivi comunali. Per decidere con quale archivio iniziare si è tenuto conto dello stato di disordine delle carte e della presenza o meno di documentazione particolarmente antica, soprattutto pergamene e cartacei anteriori ai secoli XVI e XVII. Condizioni essenziali per procedere alle operazioni di riordino è stata infine la presenza di un locale idoneo alla futura conservazione delle carte”. La dirigente ha aggiunto: “Ogni anno viene stabilito il programma degli interventi per i quali l’archivio storico si avvale della collaborazione di consulenti esterni retribuiti dalla Regione. Il loro lavoro viene comunque seguito dai responsabili dell’archivio regionale in tutte le fasi e sino al collaudo finale. Visto che a questi archivi ecclesiastici, più che ad altri fondi locali, è toccato il compito di trasmetterci uno spaccato importante della storia delle nostre comunità, oltre che delle istituzioni religiose che li hanno prodotti, è fuor di dubbio che la loro salvaguardia e la loro fruizione rappresentano una doverosa eredità da trasmettere alle generazioni future”. Luogo di dialogo. Don Franco Lovignana, vicario generale della Curia di Aosta, sottolinea: “L’archivio ecclesiastico conserva la memoria della vita della Chiesa e la conservazione delle carte della memoria è un segno dell’unità e della continuità nella sua vita e nel suo servizio pastorale. Gli archivi sono anche luogo di incontro e di dialogo con la società civile attraverso la ricerca storica, per questo sono un patrimonio per l’intera comunità. Quindi, conservare un così prezioso patrimonio con diligenza è un dovere di giustizia che noi abbiamo sia verso quanti ci hanno preceduto sia verso quanti ci seguiranno”. “Le stesse alte motivazioni – conclude il vicario – che ci inducono a porre tanta cura nella conservazione, devono anche indurre a non dimenticare di scrivere con l’inchiostro di oggi la storia del transitus Domini che continua. Infatti, gli archivi ecclesiastici sono vivi, non solo perché riordinati e fruibili per la comunità e per gli studiosi, ma anche perché ci arricchiscono della memoria della vita della Chiesa hic et nunc“.a cura di Paola Fumagalli(23 maggio 2007)