VALLE D'AOSTA
Il forum dei giovani
Si è concluso da poco il primo forum regionale dei giovani. La due giorni di confronto e dialogo ha visto la presenza di una ventina di giovani dai 18 ai 29 anni, assieme alla dirigente del Servizio famiglia e politiche giovanili, Patrizia Scaglia, al consulente per le politiche giovanili, Roberto Maurizio, e alla referente regionale per le politiche giovanili e per le politiche familiari Sabrina Biscaro. Ragazzi ed esperti hanno discusso e ragionato su cosa la Valle d’Aosta può fare per i giovani e su quali impegni i ragazzi stessi possono assumere affinché le politiche giovanili siano davvero “a misura del giovane valdostano”. Il Forum ha, infatti, voluto continuare il percorso di ascolto e dialogo con i giovani, iniziato dall’assessorato regionale nell’autunno 2006 con le audizioni territoriali e fa parte del percorso previsto nel documento “Verso nuove politiche giovanili a favore delle giovani generazioni del 2007”. Si tratta quindi di una tappa di un processo di confronto che proseguirà con la costituzione di un gruppo regionale informale di rappresentanza giovanile. Nel corso dei due giorni di incontro, i partecipanti hanno individuato sia le modalità di prosecuzione dei lavori lungo il 2008, sia le aree prioritarie su cui saranno chiamati a confrontarsi e lavorare con altri giovani valdostani.Giovani protagonisti. “Negli ultimi anni – precisa Sabrina Biscaro – le politiche giovanili non hanno riguardato solo le situazioni di disagio e di difficoltà, proprio perché ci siamo resi conto che tutti i ragazzi hanno delle esigenze e dei sogni che vorrebbero realizzare e spesso non si sentono compresi dagli adulti e ancor meno dai politici. Per sollecitare il loro protagonismo e per aumentare la loro responsabilità nella società li abbiamo coinvolti nelle decisioni”. “I giovani che abbiamo incontrato nelle audizioni – continua Biscaro – erano inizialmente stupiti di avere uno spazio di parola, ma sono riusciti a dare degli spunti e delle idee molto interessanti che hanno permesso di realizzare il documento che programma le azioni concrete”. Per sollecitare il protagonismo e la responsabilità sociale dei ragazzi, la Regione ha promosso e finanziato la progettazione partecipata. La referente regionale sottolinea: “La scommessa fatta dall’amministrazione sui giovani capaci di proporre nuove idee a favore del territorio in cui vivono è stata premiata: alla scadenza sono giunti in assessorato 17 progetti, alcuni dei quali sono semplici come il torneo di playstation, altri più articolati come ad esempio la realizzazione di un nuovo punto giovani, ovvero un luogo di riferimento che favorisca l’aggregazione e la socializzazione e allo stesso tempo crei un gruppo di giovani cittadini attivi nello sviluppo del senso civico. A questi progetti vanno aggiunti quelli presentati dagli oratori e dagli enti di altre confessioni che vengono finanziati grazie alla legge regionale n. 33/2006”.E gli educatori? Don Fabio Brédy, presidente degli oratori valdostani, commenta: “Sicuramente ascoltare i giovani, renderli partecipi delle politiche, è positivo. Ma io vedo che i giovani ricercano la presenza di adulti significativi, che stanno accanto a loro, che li ascoltano e che li aiutano a formarsi. È presto per fare un bilancio, ma in questi progetti manca la figura dell’educatore, che è fondamentale nei nostri oratori. Bisogna inoltre interrogarsi sul senso di certi progetti, perché bisogna finanziare un evento sporadico strano”. “Personalmente – prosegue – preferisco progetti a lungo termine: noi lavoriamo tutti i giorni e siamo accanto a loro sempre. Inoltre, l’oratorio è diventato anche un luogo di aggregazione per gli stranieri, anche di altra confessione, e aiuta a superare i disagi lievi”.Combattere il disagio. Anche Massimo Ratto, rappresentante degli oratori nel gruppo regionale informale di rappresentanza giovanile, è consapevole che “la Regione negli ultimi tempi si sta attivando molto e riconosce il valore degli oratori. Spesso i nostri progetti sono semplici e a volte rispondono a delle esigenze della comunità; a questo però si aggiunge il discorso educativo e di catechesi. Ritengo che la nuova sfida sia quella di lavorare in rete per progettare insieme politiche adeguate. È presto per commentare l’operato dell’assessorato, è positiva questa progettazione partecipata, ma mi sembra poco attuabile, non vorrei che dietro ai progetti presentati da giovani ci fossero adulti o cooperative”. Secondo Ratto, “è difficile che i giovani siano in grado di portare avanti nel lungo periodo alcune idee così complesse, in oratorio noto che spesso i ragazzi non sono costanti e che non riescono a essere completamente autonomi”. Ratto aggiunge inoltre che “bisognerebbe ancora lavorare sul disagio, sul problema dell’uso di droghe e sull’abuso di alcool. Bisognerebbe educare i giovani e sensibilizzare le loro famiglie: sul nostro territorio vengono ideate sia sagre di paese dove i superalcoolici sono venduti anche ai minori sia conferenze internazionali contro l’alcoolismo”.a cura di Paola Fumagalli(18 aprile 2008)