VALLE D'AOSTA

Tra nido e “tate familiari”

Servizi per la prima infanzia: oltre 5.200.000 euro nel Piano d’azione annuale

Con un impegno di spesa di oltre 5.200.000 euro, la Giunta della Regione autonoma Valle d’Aosta ha approvato con voto unanime il “Piano di azione annuale per la promozione e il sostegno del sistema dei servizi per la prima infanzia”. Entro il 2015 i posti disponibili negli asili nido aumenteranno di 139 unità. Attualmente, i bimbi che possono frequentare il nido sono 760, nelle “garderie” (servizio socio-educativo per i bambini aventi un’età compresa tra i 9 mesi ed i 3 anni) i posti sono 187, negli spazi-gioco sono 51. Lo spazio-gioco è un luogo di aggregazione sociale per bambini accompagnati da genitori: è quindi un’opportunità d’incontro per le famiglie, che grazie all’intervento degli educatori possono collaborare in un progetto educativo incentrato principalmente sulla socializzazione. Alla “garderie” non è prevista mensa e i bambini si possono fermare al massimo 5 ore al giorno. Oltre a questi servizi nel territorio sono presenti diverse “tate familiari”, che accolgono più bambini contemporaneamente nella propria abitazione o in un luogo adatto. È un servizio molto flessibile, spesso copre zone dove non c’è un nido, perché ci sono troppo pochi bambini. Le tate sono iscritte a un registro regionale e hanno partita iva. È previsto, poi, un rimborso da parte della Regione agli enti gestori delle strutture per coprire le spese derivanti dall’utilizzo dei mediatori interculturali. Anche per quest’anno le tariffe a carico delle famiglie degli utenti dell’asilo nido e delle altre strutture è definita in base all’Indicatore della situazione socio economica (Isee) della famiglia e a seconda del numero di ore frequentate.Realtà virtuosa. “Il piano – spiega Gianni Nuti, direttore delle Politiche sociali nell’assessorato alla Sanità, Salute e Politiche sociali della Regione autonoma Valle d’Aosta – fotografa la situazione nel nostro territorio, che viene aggiornata con le varie richieste di ampliamento delle strutture. La nostra è una realtà virtuosa, migliore degli standard di Lisbona, secondo i quali il 33% dei nuovi nati deve avere la possibilità di frequentare una struttura per la prima infanzia. Infatti, in Valle d’Aosta il 36% dei piccoli ha un posto al nido o alle ‘garderie’ o allo spazio-gioco e non ci sono liste d’attesa. Il modello è consolidato, ma vista la situazione economica di questo periodo bisogna monitorare le nuove difficoltà economiche che stanno emergendo. Inoltre, stiamo sperimentando in un nido aziendale la massima flessibilità per i giorni e gli orari, dato che ogni famiglia ha esigenze differenti”. Da diversi anni l’amministrazione ha investito molto nei servizi socio educativi per i bambini da 0 a 3 anni.Poco sostegno alle famiglie fondate sul matrimonio. “Il sostegno e gli aiuti per la famiglia dovrebbero iniziare molto prima della nascita del figlio”, dichiara Michela Colombarini, presidente del Forum delle famiglie della Valle d’Aosta, rilevando che “in Italia la percentuale del numero di figli desiderati, ma non nati, è altissima. Questo è grave perché siamo una società senza futuro. Le giovani coppie hanno difficoltà enormi quotidiane”. In particolare, sui servizi alla prima infanzia la presidente evidenzia: “Il servizio dovrebbe essere molto più flessibile e le realtà private sostenute maggiormente. Inoltre, i costi della retta mensile dei nidi sono medi nelle strutture pubbliche e alti nelle private. Le quote vengono calcolate in base all’Isee presentato dalla famiglia, ma secondo il Forum non è uno strumento adeguato e penalizza la famiglia che ha scelto di sposarsi. Spesso molti conviventi non dichiarano il vero, i papà risultano residenti in altre abitazioni, il reddito dichiarato è quindi diverso da quello reale, le mamme ottengono sussidi e in questo modo viene penalizzata proprio la famiglia fondata sul matrimonio”. “In un territorio piccolo come il nostro – prosegue Colombarini – si potrebbe verificare la reale composizione del nucleo familiare e quindi avere dati certi sul reddito e sul patrimonio”.a cura di Paola Fumagalli(20 novembre 2013)