VENETO
Un’iniziativa a favore delle famiglie
La Regione Veneto cerca nuove soluzioni per venire incontro alle esigenze della famiglia e in particolare della prima infanzia. Lo fa con un apposito bando, intitolato “Mamma per mamme”, mirante a promuovere modalità innovative per la custodia dei bambini in età da zero a tre anni che, per varie ragioni, non trovano risposte nell’offerta presente nel territorio.Quello della custodia dei minori non è un problema da poco nella Regione: l’Osservatorio regionale per l’infanzia e l’adolescenza stima che, tra asili nido, nidi aziendali e servizi similari, il Veneto raggiunga appena il 20% dei bambini. Al restante 80% ci pensano le mamme stesse e i nonni. Oppure altre mamme: ma sono ancora poche, qui, le sperimentazioni di forme di custodia alternativa come le cosiddette “tagesmutter” (“mamme di giorno”, ovvero donne che hanno aperto un asilo nido in casa), che in aree come l’Alto Adige e la Lombardia già rappresentano soluzioni complementari al nido.In attesa della legge quadro regionale sulla famiglia, che potrebbe dare nuovo impulso a servizi di questo tipo, attraverso il bando “Mamma per mamme” l’assessorato alle politiche sociali della Regione Veneto ha messo a disposizione 1 milione di euro per il sostegno di progetti sperimentali. In realtà, fanno sapere all’Osservatorio, che ha sede a Bassano del Grappa presso la locale Azienda Ulss 3 ed è incaricato della gestione del progetto sperimentale di sostegno alla natalità, il bando intende andare oltre le “Tagesmutter”: lascia spazio all’inventiva e il grado di innovazione dei progetti sarà titolo preferenziale per l’approvazione, così come la ricaduta sul territorio.L’obiettivo finale delle proposte deve essere quello di assicurare il sostegno alle famiglie nello svolgimento dei compiti genitoriali, promuovendo un’offerta di servizi articolata e flessibile, ma anche sostenibile anche sotto il profilo dei costi/benefici. Il bando “Mamma per mamme” scade il 15 maggio: il testo è i moduli sono scaricabili dal sito internet della Regione Veneto, www.regione.veneto.it o da www.minori.veneto.it.”Il bando della Regione Veneto va nella direzione giusta spiega Andrea Piva, presidente del Forum delle associazioni familiari del Veneto condividiamo la politica di fare in modo che le mamme stiano con i bimbi. Siamo convinti che dare un contributo alle mamme che restano a casa, alla fine, costerebbe meno di quanto oggi spendono le pubbliche amministrazioni per gli asili nido.Certo, agli asili va meno del 30% dei bambini: se vi andassero tutti, le cifre necessarie sarebbero molto più elevate. Ma siamo convinti che i mezzi necessari, volendo, si troverebbero”. Secondo Piva, il problema è la mancanza di una politica per la famiglia a livello nazionale, che favorisca anche la continuità di interventi come quelli che nel Veneto si vorrebbero attuare. Si attende anche una normativa regionale in materia.”Sono passate le elezioni: ora la Regione dovrà approvare la legge sulla famiglia, già passata in Giunta. Questa approvazione, e soprattutto i regolamenti attuativi, ci diranno se si è trattato di una mossa propagandistica oppure no. Noi speriamo che si faccia presto e che sostegni come quelli previsti dal bando Mamma per mamme vengano ripresi nel futuro, perché c’è bisogno di continuità. Un bel segnale, intanto, la Regione lo ha dato destinando 300mila euro ai consultori”.Sistemi complementari. Anche Roberto Bolzonaro, presidente nazionale dell’Afi, l’Associazione famiglie italiane, concorda con le valutazioni del Forum. “Sviluppare sistemi non alternativi, ma complementari, ai tradizionali asili nido è importante: in questo senso l’iniziativa regionale è molto positiva e si rifà a simili esperienze già attuate in Trentino Alto Adige e in Lombardia”.A Verona, assieme alla Provincia, la locale sezione dell’Afi sta sperimentando qualcosa di simile. Anche l’Afi di Padova sta studiando di concorrere, con un progetto, al bando “Mamma per mamme”: qui, però, un paio di anni fa era già stato tentato un percorso assieme alla Coldiretti, finanziato dal Fondo sociale europeo. Vi avevano partecipato 12 donne con l’intento di costituire una cooperativa di servizi per l’infanzia.”Ma la normativa continua Bolzonaro – non prevedeva un sostegno economico pubblico per le proposte innovative, che non sono cioè asili nido. Così, terminata la formazione, le corsiste hanno ripiegato sulla costituzione di alcuni micro-nidi. Questa situazione normativa esiste ancora: per questo auspichiamo che il bando non si esaurisca qui e che la Regione possa dare continuità ai progetti che saranno approvati”.a cura di Emanuele Cenghiaro(27 aprile 2006)